lunedì 6 aprile 2009

Dies irae

... E che valore dunque volete che abbiano le nostre piccole miserie particolari e quotidiane di fronte all'immane catastrofe di un terremoto? Storie di vermucci , direbbe il nostro Pirandello!
La terra, stanca di girare senza scopo, ha avuto un piccolo moto d'impazienza ed ha distrutto, in 22 secondi, secoli di storia, di cultura e di civiltà! Ci sia di monito quanto è accaduto nella terra d'Abruzzo!!
Consideriamoci meno che niente nell'universo, con tutte le nostre belle scoperte ed invenzioni! Consideriamo la nostra infinita debolezza e cerchiamo di vivere con serenità e fratellanza questo nostro passaggio sulla terra!...

Non che voglia sentenziare su quanto è accaduto in Abruzzo, anzi provo dolore e sconforto riuscendo ad immedesimarmi perfettamente nella tragedia che lì si sta consumando. Io ho vissuto il terremoto dell'80 in prima persona, a S.Angelo dei Lombardi e posso affermare con certezza che il terremoto è sempre lì, è rimasto nel mio paese radicato nelle pietre, nelle singole pietre delle case, delle strade, anche se messe a nuovo dopo tanto tempo.

Nel mio paese da allora, da quella domenica sera del 23 novembre 1980, gli uomini, le donne, le cose portano ancora i segni del lontano dolore.Tanti piangono ancora i loro morti: in ogni casa, in ogni strada si percepisce un'assenza, una mancanza...
E che dire, poi, di quel senso di vuoto dell'anima che è rimasto in noi sopravvissuti?! Chi ci darà tutto quello che si è perso, la nostra identità, la nostra storia, tutto quello che i nostri padri avevano costruito uscendo dalla miseria degli anni della fame, del freddo, del bisogno incalzante? La comunità era cresciuta nella condivisione di semplici valori: la famiglia, la chiesa, il vicinato, il rispetto della parola data, la solidarietà... Il terremoto ha spazzato via tutto questo in una manciata di secondi. Ciò che ora è rimasto è senza vita, arido, nudo e refrattario, come le pietre.

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