domenica 1 novembre 2020

La chiusura delle scuole: si può dare un'anima alla DAD

 Leggo su Sole 24 ore che l'interruzione della didattica può avere effetti devastanti sul futuro degli studenti. Anche dal punto di vista economico. Non mi soffermo sull'aspetto economico e vado oltre, collegandomi ai campi di mia più stretta competenza, ossia la didattica e la psicologia che mirano alla formazione dei ragazzi in piena adolescenza.

Sul piano dell'attività didattica dico, come premessa, che mi sto prodigando con tutte le mie risorse per realizzare, per quanto possibile, ciò che è contemplato nel Piano dell'offerta formativa della mia scuola, rispettando punto per punto gli obiettivi stabiliti in termini  di conoscenze, competenze e abilità. Anzi, sul piano delle competenze ci aggiungo quelle di carattere informatico che valgono sia per gli studenti sia per me, che ne ho ricavato un poderoso arricchimento.

Ogni mattina mi preparo come se dovessi andare a scuola agghindandomi ben bene, anche se rimango in ciabatte per tutto il tempo. Ho preteso dai ragazzi che facciano lo stesso, anche se so bene che possono sempre nascondersi dietro la telecamera. Ho prescritto loro una specie di dress code: lavarsi, pettinarsi, rimanere nell'ambito ristretto della propria cameretta o comunque in un angolo appartato e solitario, munirsi di libri, quaderni, matite, evidenziatori, vocabolari. La classe mi chiama alle 8:15 con un caloroso "Buooongioooorno, prof!"

Faccio l'appello, chiedo a tutti di farsi vedere, qualcuno fa il furbo mandando in chat un messaggio che attesta difficoltà di connessione o di microfono o di telecamera. Tutto sommato, risultano però sempre presenti, tranne le solite eccezioni. La sfida quotidiana è non lasciare indietro nessuno. Comincia allora la mia comunicazione, destreggiandomi  tra uno stile colloquiale  ed esperienziale ed uno, diciamo, più  formale. 

Stranamente scopro adesso, per effetto del monitor che fa da schermo, quanto è importante saper comunicare e come il nostro modo di comunicare è unico perché la nostra storia e il nostro modo di dire le cose sono unici. Forse che la DAD riesca a mettere a nudo il saper comunicare in modo autentico e metta in condizione chi ci sta di fronte di ascoltare veramente, anche solo basandosi sulla modulazione della voce? Io sto attenta a come ognuno pronuncia le proprie parole, certi silenzi o pause mi forniscono molte più informazioni di quanto non faccia la stessa parola, e credo che lo stesso facciano loro dall'altra parte.

Io ho un buon rapporto con i miei alunni e la telecamera non m'impedisce di percepire la loro disponibilità ad accettarmi con fiducia e con rispetto. Dai loro silenzi dietro le telecamere sento l'attenzione ad ogni mia parola, il peso che ne danno, il loro bisogno di capire ciò che sta capitando nel mondo, le loro aspettative. Me lo chiedono infatti ogni giorno "prof, ma che sta succedendo? Abbiamo perso la normalità della nostra vita, siamo smarriti, quando finirà tutto questo?

Allora io, pazientemente, riannodo i fili spezzati della nostra comunicazione didattica e con la letteratura c'imbarchiamo ogni giorno alla ricerca di approdi felici!


   

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