lunedì 18 gennaio 2016

La poesia dell'inverno che amo di più






Vedi come si elevi candido di neve abbondante                     
il Soratte, e (come) non reggano più il peso (della neve)
i boschi affaticati, e (come) per il gelo
acuto si siano fermati i fiumi.

Sciogli il freddo aggiungendo legna sul fuoco
in abbondanza, e con più generosità (del solito)
versa dall'anfora sabina,
o Taliarco, il vino di quattro anni.

Lascia il resto agli dèi: appena essi1
hanno fermato i venti che sul mare in tempesta
s'azzuffano, né i cipressi
né gli orni vetusti si agitano (più).

Che cosa accadrà domani, non chieder(telo),
ed ogni giorno che [qualunque2 dei giorni] la sorte (ti) darà,
ascrivilo a guadagno, e i dolci amori
e le danze non disprezzarle, tu, ragazzo,

finché (da te) che sei nel fiore (degli anni) è lontana la vecchiaia [canizie]
noiosa. Ora devi cercare [siano ricercati (da te)] il campo (Marzio) e le piazze
e i dolci sussurri sul far della sera
all'ora dell'appuntamento [stabilita],

ora (devi cercare) il riso gradito della ragazza nascosta,
che tradisce (la sua presenza) dall'angolo appartato,
e il pegno strappato alle (sue) braccia
o al dito che resiste invano [malamente ostinato].

Nessun commento:

Posta un commento

Puoi lasciare un commento