sabato 14 luglio 2018

I mostri che abbiamo dentro

Fa un certo effetto non capire bene da dove nasce ogni tua reazione. E tu stai vivendo senza sapere mai nel tuo profondo quello che sei quello che sei. I mostri che abbiamo dentro che vivono in ogni uomo nascosti nell'inconscio sono un atavico richiamo. I mostri che abbiamo dentro che vagano in ogni mente sono i nostri oscuri istinti e inevitabilmente dobbiamo farci i conti. I mostri che abbiamo dentro silenziosi e insinuanti sono il gene egoista che senza complimenti domina e conquista. I mostri che abbiamo dentro ci spingono alla violenza che quasi per simbiosi si è incollata alla nostra esistenza. La nostra vita civile la nostra idea di giustizia e uguaglianza la convivenza sociale è minacciata dai mostri che sono la nostra sostanza. I mostri che abbiamo dentro i mostri che abbiamo dentro. I mostri che abbiamo dentro ci fanno illanguidire di fronte a quella cosa che spudoratamente noi chiamiamo amore. I mostri che abbiamo dentro sono insaziabili e funesti sono il potere a tutti i costi ma anche chi lo odia soltanto per invidia. I mostri che abbiamo dentro ci ispirano il grande sogno di un Dio severo e giusto col mitico bisogno di Allah e di Gesù Cristo. I mostri che abbiamo dentro ci inculcano idee contorte e il gusto sadico e morboso di fronte a immagini di morte. La nostra vita cosciente la nostra fede nel giusto e nel bello è un equilibrio apparente che è minacciato dai mostri che abbiamo nel nostro cervello. I mostri che abbiamo dentro crescono in tutto il mondo i mostri che abbiamo dentro ci stanno devastando. I mostri che abbiamo dentro che vivono in ogni mente che nascono in ogni terra inevitabilmente ci portano alla guerra.
G. Gaber

sabato 7 luglio 2018

Il giullare Dario Fo non è più tra noi

Ha salutato il mondo, come dicono, con lucidità e ha persino cantato qualche giorno prima di morire, nonostante la grave patologia polmonare. Con la sua morte si è spenta una luce che ha brillato per anni sui tanti palcoscenici non solo teatrali, ma anche politici e sociali 

domenica 6 maggio 2018

GIOCO AL RIBASSO

INCREDIBILE!!!!! 

Avete sentito il caso di quella scuola che ha deciso di premiare con denaro i suoi studenti meritevoli? Ma non basta che non vengono più bocciati, che prendono il 6 politico anche quelli che meriterebbero 3, che se prendono un 5 ti denunciano che se non dai 10 a chi a stento arriverebbe all"8 ti perseguitano, ti ricattano, ti odiano? Ma è veramente ridicolo e patetico questo ipocrita buonismo e che squallore questa abominevole moda di fare stranezze pur di far parlare di sé! Quando si ritorna ad una scuola seria? Quando??!!

mercoledì 18 aprile 2018

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"A egregie cose il forte animo accendono l'urne dei forti..."

LA FALSA EDUCAZIONE

I grandi maestri del passato dicevano che la disciplina è sempre interiore e a nulla servono i mezzi esterni per la cosiddetta disciplina scolastica. Il concetto di disciplina rimanda automaticamente al concetto stesso di educazione, per cui se poniamo il problema non possiamo non parlare in primis di educazione, nella scuola e fuori della scuola.
Che cosa è successo in questi ultimi anni, perché siamo arrivati a questo profondo degrado, nonostante i mille e mille progetti nella scuola di educazione alla legalità, alla pacifica convivenza, al rispetto della diversità, alla pace, e chi più ne ha più ne metta? La risposta è che la scuola non è più scuola, è altro; è diventata il carro del cambiamento, come dice Paola Mastrocola, la mia scrittrice preferita. In nome di questo continuo e assillante cambiamento abbiamo affossato la scuola, l'hanno affossata gli innumerevoli ministri che si sono succeduti di sinistra e di destra, indifferentemente. Tutto deve cambiare, il mondo va di corsa e la scuola dietro, affannata, ansimante, trascinando con sé come una marea gli insegnanti disposti, cedevoli al cambiamento e lasciando indietro quelli tradizionali smarriti, disorientati, pochi per la verità, perché alla fine tutti abbiamo ceduto! Oggi l'insegnante moderno non fa lezione ma tanto altro; per esempio recupera, colma, accoglie, progetta, esplicita, pianifica l'offerta, cura l'utenza, stabilisce obiettivi, individua percorsi... sempre citando la Mastrocola.
 Tornando però al tema della disciplina, mi ritorna alla memoria la lezione di G. Lombardo Radice il quale analizzando il concetto di disciplina scolastica stabiliva che se lo scolaro non è spinto a guardare al maestro come a un modello da seguire egli sarebbe inevitabilmente ribelle e sordo ad ogni insegnamento. Il problema ricade dunque sull'insegnante, il quale deve mostrarsi forte e coerente tale da guadagnarsi consenso e fiducia nella sua autorità. Il valore della disciplina è fondamentale nella scuola, senza di essa non c'è fiducia nell'istituzione e in chi la rappresenta. Oggi è di moda avere l'insegnante amico, che non punisce ma accondiscende con dolcezza e libertà incondizionata. Ma come si fa a non capire che i ragazzi e i bambini sono continuamente giudici di se stessi e degli altri, come lo sono tutti gli uomini? La natura umana consiste proprio nella continua riflessione su di noi e se in questo continuo processo di autoriflessione ci trovassimo di fronte a un educatore fiacco, uno cioè che è debole a reprimere ciò che noi stessi sentiamo degno di repressione e fosse facile a lodare e a premiare ciò che noi stessi valutiamo come azione nient'affatto straordinaria, mancherebbe il consenso e insieme l'autorità dell'educatore. Come non capire  che se l'alunno non accetta il rimprovero, non comprende cioè l'insegnante nell'atto in cui questi lo giudica, lo rimprovera, lo punisce, lo premia è solo perché egli scopre incoerenza e ingiustizia nella persona dalla quale si attende guida e si ribella credendo più a se stesso che a quella e così comincia a prendere come norma  la stessa assenza di norma, amando e odiando a seconda che il suo bisogno sia assecondato o contrariato!? L'alunno è sempre giudice del maestro. Egli vede e nota se l'insegnante ritarda, se è distratto, se esagera nel rimprovero ad un compagno, se urla, se dimentica una promessa fatta, se indugia spesso nel riposo, se ripete meccanicamente i contenuti o li rinnova ogni volta con passione. Anche l'alunno dunque premia e castiga il maestro. Se è attento, docile e rispettoso è segno di premio; se invece si ribella o è passivo è segno di punizione. Tutto ciò si riscontra non solo nel rapporto docente-alunno nel ristretto ambito della scuola, ma soprattutto nel rapporto tra operatori della scuola e Istituzione la quale dovrebbe dare regole certe e norme stabili al fine di garantire non solo l'istruzione ma, appunto, l'educazione della nazione!!!   

venerdì 2 marzo 2018

Le magnifiche sorti e progressive della scuola

La notizia che nel prossimo governo ci sarà un dirigente scolastico che si è distinto per aver introdotto la Tecnologia avanzata nella sua scuola, mi fa venire i brividi. Mi aspettavo che in nome della Competenza i grillini scegliessero un grande educatore, uno in grado di rivalutare la Scuola con la S maiuscola  e non con la T maiuscola. Così ci apprestiamo a seppellire definitivamente la scuola di una tradizione millenaria, la scuola che dava l'educazione critica e discorsiva attraverso il libro e la parola, quell'educazione che abituava ad approcciarsi gradualmente alla realtà. A mio parere, è patetico il tentativo di rincorrere il nuovo ad ogni costo nella scuola; il pantano del consumismo, del tutto facile e subito garantito dal computer rischia di risucchiare la scuola mandando in soffitta tutti i valori di una sana educazione. La scuola si adegua al mondo che va in rovina, rincorre modelli alieni alla sua funzione, si adopera in mille progetti che alla fine sfiancano i ragazzi, i docenti, le famiglie senza alcuna ricaduta sulla reale crescita umana e culturale. Io non rifiuto la tecnologia, ne riconosco l'utilità, ma non mi si venga a dire che essa determini in toto la scuola del domani, non mi si dica che essa acceleri o stimoli il processo di apprendimento, non lo accetto. L'insegnamento deve dare ai ragazzi  gli strumenti intellettivi, non artificiali, per acquisire una coscienza critica, una capacità di discernimento. Il computer non è la panacea in virtù della quale si risolvono tutti i problemi dell'apprendimento. La scuola oggi sta vivendo la più grave crisi che la storia ricordi, sta affondando in un degrado educativo e culturale, sta smarrendo la sua identità, e chi si preoccupa di ciò? Chi si preoccupa che nella scuola non esiste più il merito, che non funziona più come ascensore sociale per i meritevoli e bisognosi, che non forma più cittadini consapevoli, che  sforna ogni anno migliaia di  ragazzi ignoranti ed incompetenti, nella maggior parte (spesso anche con un curriculum di tutto rispetto)? Chi si preoccupa dell'impoverimento dei contenuti culturali per assecondare gli standard minimi di apprendimento richiesti da una cultura di massa che è estranea alla scuola?  Questi e tanti altri sono i veri problemi da risolvere, altro che scuola 2.0!