Il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi è rimasto povero. E' la manifestazione dell'importanza che viene data all'esteriorità e rivela la mancanza d'interesse per tutto ciò che è elevazione culturale. e' il trionfo dell'apparenza sulla sostanza.
Il lusso è una necessità per tanta gente che vuole avere una sensazione di dominio sugli altri. Ma gli altri se sono persone civili sanno che il lusso è finzione, se sono ignoranti ammireranno e magari invidieranno chi vive nel lusso. Ma a chi interessa l'ammirazione degli ignoranti? Forse agli stupidi. Infatti il lusso è una manifestazione di stupidità. Naturalmente il lusso è legato all'arroganza e al dominio sugli altri. E' legato a un falso senso di autorità, per cui chi ostenta ricchezze s'illude di dominare sugli altri. La vera ricchezza è invece non l'avere, ma l'essere, come c'insegna Erich Fromm.
domenica 4 settembre 2016
lunedì 25 luglio 2016
LA SCUOLA SMARRITA
La Buona Scuola di Renzi non è una buona scuola , se umilia e schernisce i suoi insegnanti.
La Buona Scuola di Renzi non è una buona scuola, se i suoi alunni non studiano, sono distratti, scurrili e violenti, nonostante tutto.
La Buona Scuola di Renzi non è una buona scuola, se non valuta, e nemmeno sa farlo, la dignità dell'insegnante che è solo nell'aula a fronteggiare molti nemici e ogni volta, più volte nella stessa giornata, deve guadagnarsi il silenzio che onori la sua parola, mentre nessuno lo applaude.
Non è una buona scuola se non comprende che la funzione insostituibile per il suo mantenimento è l'insegnante, e non qualsivoglia sua tecnica o metodo.
Non è una buona scuola, se non comprende che lo stile educativo del docente è fatto di cultura, sensibilità e intelligenza e il tutto non può essere oggetto di valutazione sommaria.
La scuola è smarrita, amareggiata, depressa, frustrata, piegata all'arroganza di un potere falsamente democratico che pretende di annientare per sempre l'idea stessa di educazione.
In nome di una pedagogia neoliberale, che riduce la scuola a un'azienda atta a produrre competenze adeguate al proprio sistema economico, si apre una pista che porta alla disumanizzazione e al vuoto esistenziale.
La Buona Scuola di Renzi non è una buona scuola, se i suoi alunni non studiano, sono distratti, scurrili e violenti, nonostante tutto.
La Buona Scuola di Renzi non è una buona scuola, se non valuta, e nemmeno sa farlo, la dignità dell'insegnante che è solo nell'aula a fronteggiare molti nemici e ogni volta, più volte nella stessa giornata, deve guadagnarsi il silenzio che onori la sua parola, mentre nessuno lo applaude.
Non è una buona scuola se non comprende che la funzione insostituibile per il suo mantenimento è l'insegnante, e non qualsivoglia sua tecnica o metodo.
Non è una buona scuola, se non comprende che lo stile educativo del docente è fatto di cultura, sensibilità e intelligenza e il tutto non può essere oggetto di valutazione sommaria.
La scuola è smarrita, amareggiata, depressa, frustrata, piegata all'arroganza di un potere falsamente democratico che pretende di annientare per sempre l'idea stessa di educazione.
In nome di una pedagogia neoliberale, che riduce la scuola a un'azienda atta a produrre competenze adeguate al proprio sistema economico, si apre una pista che porta alla disumanizzazione e al vuoto esistenziale.
sabato 9 luglio 2016
mercoledì 1 giugno 2016
Le vie del merito sono infinite
Parlare di merito e di meritocrazia nella scuola, per me, è pura utopia, e per di più argomento pericolosissimo. Mi rivolgo al Ministro o a chi per Lei abbia avuto questa balzana idea di introdurre il "merito" nella scuola italiana: On.le Ministro, ma lei si rende conto che la scuola non è altro che lo specchio della società italiana, malata di corruzione in ogni suo ambito? Lei sa che in questi ultimi anni (più di un decennio) c'è stata nelle scuole una corsa forsennata ad accaparrarsi titoli e crediti per il proprio curriculum, per lo più falsi, comprati con denaro contante da chi già sapeva che sarebbero stati spendibili, prima o poi? Lei è riuscita ad immaginare che la questione del merito avrebbe richiesto una valutazione con dei criteri che necessariamente dovranno tener conto di titoli per attribuire un punteggio? Altrimenti , come fa il povero Dirigente a stabilire chi è più competente? perchè è di questo che si dovrà discutere, di competenze! Ora, tra competenze dichiarate con tanto di marca da bollo e competenze vere messe in campo da operatori silenziosi, chi stabilisce la differenza? Riconoscere i docenti meritevoli vorrebbe dire far emergere quei lavoratori che operano nelle aule a diretto ed esclusivo rapporto con gli alunni, che non passano tutto il loro tempo fuori dell'aula con la scusa di collaborare con il Dirigente, che possiedono la disciplina, che hanno una cultura ampia e approfondita, che sanno dialogare con le famiglie, con il preside, che hanno competenze didattiche, metodologiche, pedagogiche, psicologiche... insomma competenze talmente complesse che non entrano in nessuna griglia di valutazione. Altro che criteri oggettivi! Alla fine penso che nelle scuole si verrà a creare un'ulteriore penalizzazione del merito, come d'altra parte succede in Italia in tutti gli ambiti della vita sociale!
martedì 31 maggio 2016
sabato 28 maggio 2016
L'Oscar all'Italia
Il film di Sorrentino "La grande bellezza" ha vinto l'Oscar per aver rappresentato una società malata, priva di valori, affogata nel nulla, in contrasto con la vetusta bellezza della città di Roma.
Mi viene da pensare che questo premio ci debba avvilire anziché no. Intanto la città di Roma è presentata nel film come una grande bellezza mentre nella realtà è una città da schifo per come è diventata: ovunque sporcizia, degrado, caos infernale...
Mi viene da pensare che questo premio ci debba avvilire anziché no. Intanto la città di Roma è presentata nel film come una grande bellezza mentre nella realtà è una città da schifo per come è diventata: ovunque sporcizia, degrado, caos infernale...
lunedì 16 maggio 2016
Il pensiero politico di F. De Sanctis ( Parte II )
Alcuni critici non esitano a definire certi atteggiamenti del Nostro addirittura reazionari, come confermerebbe un suo incontro con il presidente della società operaia di Sant'Angelo dei Lombardi, da lui stesso raccontato nel Viaggio elettorale. In una delle tappe del suo viaggio elettorale in Alta Irpinia, De Sanctis, rivolgendosi al giovane operaio così afferma: "[...] la via a grandezza è ubbidienza, disciplina e lavoro, soffrire per godere, questo è il destino. Oggi il sacrificio, domani la gloria" Pare che questa lezione di etica borghese fosse accolta dall'umile interlocutore con un gesto d'impazienza e una scrollata di spalle. A questo punto De Sanctis commenta: "... mi parve che il bravo operaio non andasse più in là del suo particolare, come diceva Guicciardini; così s'incontravano l'uomo della decadenza e l'uomo dell'infanzia, dove finisce e dove comincia la storia".
Questo episodio comunque non testimonia in nessun modo che De Sanctis fosse un antidemocratico, era piuttosto un realista preoccupato che una democrazia troppo affrettata sarebbe stata di sicuro una falsa democrazia. La sua idea di politica poggiava sul concetto di bipartitismo secondo cui il governo doveva avere normalmente un partito innovatore ed uno conservatore. Riteneva che una maggioranza troppo grande non avrebbe mai potuto sviluppare un programma coerente e sarebbe stata certamente una fonte di corruzione: "un Parlamento dove non si sappia costtuire una maggioranza ed una minoranza è un Parlamento impossibile, ed è condannato da se stesso". Gli pesava la necessità di restaurare un più sano bilancio di forze nel Parlamento, perché una maggioranza incontrastata generava corruzione ed instabilità politica. Ammirava Cavour , ma si distaccava da lui sulla dottrina del "laissez- faire" in quanto sosteneva che lo Stato doveva imporsi l'obbligo di intervenire attivamente nella vita sociale coordinando e regolando le forze sociali allo scopo di accelerare il movimento della società verso la democrazia. De Sanctis fu forse il primo a riconoscere l'importanza dell'intervento statale ritenendo che fosse il più grande progresso fatto dall'Italia fino ad allora.
Questo episodio comunque non testimonia in nessun modo che De Sanctis fosse un antidemocratico, era piuttosto un realista preoccupato che una democrazia troppo affrettata sarebbe stata di sicuro una falsa democrazia. La sua idea di politica poggiava sul concetto di bipartitismo secondo cui il governo doveva avere normalmente un partito innovatore ed uno conservatore. Riteneva che una maggioranza troppo grande non avrebbe mai potuto sviluppare un programma coerente e sarebbe stata certamente una fonte di corruzione: "un Parlamento dove non si sappia costtuire una maggioranza ed una minoranza è un Parlamento impossibile, ed è condannato da se stesso". Gli pesava la necessità di restaurare un più sano bilancio di forze nel Parlamento, perché una maggioranza incontrastata generava corruzione ed instabilità politica. Ammirava Cavour , ma si distaccava da lui sulla dottrina del "laissez- faire" in quanto sosteneva che lo Stato doveva imporsi l'obbligo di intervenire attivamente nella vita sociale coordinando e regolando le forze sociali allo scopo di accelerare il movimento della società verso la democrazia. De Sanctis fu forse il primo a riconoscere l'importanza dell'intervento statale ritenendo che fosse il più grande progresso fatto dall'Italia fino ad allora.
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