sabato 30 aprile 2016

INSEGNERO' FRANCESCO DE SANCTIS AI MIEI ALUNNI

Comincio oggi  una rassegna  organica e commentata di libri e articoli relativi  a particolari  aspetti della vita e delle opere  di Francesco De Sanctis, anticipando di gran lunga le innumerevoli  celebrazioni che ci saranno nel 2017, l'anno del bicentenario della nascita del grande critico irpino.
 Il motivo di tale anticipazione  è semplice, e lo riferisco citando il grande Alessandro Manzoni:
"Vergin di servo encomio..."
Mi disturba molto la pletora di sedicenti esperti e studiosi desanctisiani che nell'occasione si alterneranno sui vari pulpiti, sponsorizzati da esponenti politici di destra o di sinistra,  a tessere le lodi del grande critico, senza averne probabilmente assimilato lo spirito e l'insegnamento morale. Mi  fa specie che tutti questi "dottoroni" non si siano mai preoccupati di offrire agli alunni delle scuole il pensiero di De Sanctis. Io stessa,  pur avendo frequentato un liceo classico intitolato a F. De Sanctis, non lo conoscevo e appunto per questo l'ho scelto come argomento della mia tesi di laurea, in  anni in cui persino alla Federico II era argomento inedito  nella facoltà di Lettere e Filosofia. Nel tempo mi sono interessata sempre di più alla figura di questo illustre sconosciuto ai giovani, lui che per i giovani non solo del suo tempo ma di intere generazioni ha speso straordinarie parole, in tantissime circostanze. Mi  propongo, pertanto, un compito che esuli dalla celebrazione strumentalizzata ai fini politici per proporre ai giovani,  ma anche a chi non lo conoscesse, il modello di  un uomo di grandissima cultura e di elevato spessore morale che ancora oggi , a distanza di 200 anni dalla nascita,  può dare insegnamenti validissimi nella cultura, nella vita politica, nell'educazione del popolo.
R.C.

lunedì 25 aprile 2016

ORA E SEMPRE RESISTENZA


Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

martedì 22 marzo 2016

Auguri a tutti

... Che la Pasqua porti pace e serenità nel mondo!!

mercoledì 17 febbraio 2016

La famiglia contesa: braccio di ferro fra Stato e Chiesa

Sulla questione, dibattuta in questi giorni in Parlamento, si allunga l'ombra della Santa Chiesa Apostolica Romana la quale assurdamente pretende un ritorno della religione nella sfera pubblica, mentre nella sfera privata il popolo continua quotidianamente a disobbedire ai suoi precetti. Ma io dico, può la chiesa stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato sul tema della famiglia quando proprio i preti non sanno cos'è e come deve essere la famiglia? Diciamola tutta: chi conosce solo il celibato e sceglie di non avere figli, che diritto ha di prendere posizione su questo tema così delicato e complesso, al giorno d'oggi?  Secondo me nessuno e tantomeno la Chiesa può sentenziare su che cos'è una famiglia; io dal canto mio ritengo che famiglia è dove c'è amore e condivisione piena, indipendentemente dalla sua composizione e cioè se è composta da due uomini o da due donne o da una sola donna o un solo uomo, e così via. La questione dei figli è un capitolo a parte che può prevedere un'adozione  o anche una maternità surrogata. Su quest'ultima possibilità avrei più di un dubbio, perchè non si tratta solo di libera scelta  in quanto il tema è eticamente sensibile. Penso che su questo punto la legge dovrebbe essere chiara nel dettare regole severe per impedire che l'utero in affito diventi un'occasione di lucro. Non la faccio facile, dico solo che la società va avanti nei suoi mutamenti e che dobbiamo accettare l'dea che la famiglia non è più da qualche tempo di tipo tradizionale. La realtà smentisce platealmente l'immagine oleografica della famiglia:  verginità prematrimoniale, convivenze, preservativi e anticocezionali vari, separazioni, ricorso all'aborto, famiglie allargate danno sempre di più l'immagine di una famiglia che non risponde certamente ai precetti della nostra religione. Per non parlare poi della violenza che si consuma entro le pareti domestiche, nel seno della famiglia patriarcale. Non vediamo forse tutti i giorni delitti, passioni incestuose, conflitti feroci all'interno delle famiglie? Oggi sempre più spesso la famiglia è il luogo della tragedia dove spesso i più efferati delitti si consumano anche senza spargimento di sangue, ma silenziosi e nascosti e non per questo meno crudeli.

giovedì 4 febbraio 2016

Donne sotto attacco

Tre Donne uccise in 24 ore.
Tanti dibattiti tante discussioni (ormai rituali nelle tragiche circostanze) sul tema del femminicidio  si rivelano pressocché inutili. 
 La questione è invece complessa e riguarda sostanzialmente il DNA culturale dell'uomo. A monte c'è il tema della disparità tra i sessi checché se ne dica sulla raggiunta emancipazione femminile, disparità che se superata nello spirito delle leggi permane tuttavia come sostrato culturale nella mente di tutti gli uomini, di tutte le classi sociali ed anche delle nuove generazioni. 
Con il processo di emancipazione femminile, intrapreso dalle donne settant'anni or sono, mediante cui esse hanno conquistato gradualmente autonomia e libertà personale, non si è avuto parallelamente un analogo processo di emancipazione maschile dai vecchi pregiudizi e stereotipi sulla donna; soprattutto, gli uomini non riescono a liberarsi dall'idea del possesso esclusivo della donna, considerata alla stregua di un bene patrimoniale. L'uomo è rimasto, da questo punto di vista, quello dell'età della  pietra. Egli non ha sentito il bisogno di emanciparsi a sua volta dalle idee retrive ed ataviche sulla donna, perciò, paradossalmente i due sessi hanno un percorso di civilizzazione e di crescita profondamente differenziato. Allora, in una società complessa come la nostra, come possiamo pretendere di accogliere e di accettare l'altro, diverso da noi, quale per esempio un migrante africano o la persona disabile, se non abbiamo ancora eliminato del tutto la guerra feroce tra uomini e donne?

domenica 31 gennaio 2016

riflessioni banali?

Se la vita ti sembra solo un accumulo di anni che si snodano in un percorso lineare e piatto, non devi fare altro che dare vita ai tuoi anni... Semplice, vero? Macché!!!
 Se dentro hai le tenebre e non la luce, se vivi con una persona che fa ombra, che è tenebra, tutto è negativo!

lunedì 18 gennaio 2016

La poesia dell'inverno che amo di più






Vedi come si elevi candido di neve abbondante                     
il Soratte, e (come) non reggano più il peso (della neve)
i boschi affaticati, e (come) per il gelo
acuto si siano fermati i fiumi.

Sciogli il freddo aggiungendo legna sul fuoco
in abbondanza, e con più generosità (del solito)
versa dall'anfora sabina,
o Taliarco, il vino di quattro anni.

Lascia il resto agli dèi: appena essi1
hanno fermato i venti che sul mare in tempesta
s'azzuffano, né i cipressi
né gli orni vetusti si agitano (più).

Che cosa accadrà domani, non chieder(telo),
ed ogni giorno che [qualunque2 dei giorni] la sorte (ti) darà,
ascrivilo a guadagno, e i dolci amori
e le danze non disprezzarle, tu, ragazzo,

finché (da te) che sei nel fiore (degli anni) è lontana la vecchiaia [canizie]
noiosa. Ora devi cercare [siano ricercati (da te)] il campo (Marzio) e le piazze
e i dolci sussurri sul far della sera
all'ora dell'appuntamento [stabilita],

ora (devi cercare) il riso gradito della ragazza nascosta,
che tradisce (la sua presenza) dall'angolo appartato,
e il pegno strappato alle (sue) braccia
o al dito che resiste invano [malamente ostinato].