Per me il viaggio coincide sempre con l'esigenza tutta interiore di un cambiamento repentino di rotta nel percorso abituale, di routine ossessivamente tediosa. Quando decido d'intraprendere un viaggio è perché mi urge dentro il bisogno di uno spostamento fisico nello spazio ma anche nel tempo, in una dimensione immaginata come futura rispetto alla vita presente statica, cristallizzata in forme immutabili. Ogni viaggio per me rappresenta un possibile non ritorno, mi piace immaginare di perdermi in un luogo indefinito dove rinascere a nuova vita. Chissà se altrove potrei scrollarmi di dosso la pesante corazza sotto cui ho nascosto la mia vera identità, dove ho represso i miei sentimenti più veri, le mie aspirazioni più autentiche! La mia condizione è analoga a quella del protagonista de Il fu Mattia Pascal nel celebre romanzo pirandelliano. Anch'io sono alla ricerca di una nuova identità in un altro luogo, fuori della mia vita reale. Anch'io, come i personaggi pirandelliani, desidero liberarmi della forma che reprime il mio slancio vitale. Allora, come uscire dalle trappole, se non partendo!? ...
Partire è un po' come morire, recita un vecchio adagio, ma può anche significare rinascere, rinnovarsi, aprirsi ad una nuova vita, lasciandosi alle spalle tutti gli errori commessi... Che bello sarebbe, per esempio, uscire dalla prigionia del mio ruolo di moglie e di casalinga costretta forzatamente ai lavori domestici! Il ruolo di moglie mi pesa soprattutto, perché il mio compagno non ha slanci ideali ma vive tutto compreso nel contingente immediato. Lui è il mio antagonista, non fa che reprimere ogni mio tentativo di elevare spiritualmente il livello di vita vissuta, che so, magari prendendo parte ad un'associazione di volontariato, culturale, o anche religiosa, perché no, purché esuli dalle incombenze materiali quotidiane e ripetitive quali fare la spesa, cucinare, lavare, stirare, rassettare, calcolare spese, pagare bollette, fino a non poterne più! Ma basta cambiare luogo per liberarsi di tutti gli affanni?
lunedì 13 aprile 2015
domenica 5 aprile 2015
Pasqua: Risurrezione del Signore
Victimae paschali laudes immolent christiani. Agnus redemit oves: Christus innocens Patri reconciliavit peccatores. Mors et vita duello conflixere mirando: dux vitae mortuus, regnat vivus.
Dic nobis, Maria: quid vidisti in via? Sepulcrum Christi viventis: et gloriam vidi resurgentis; Angelicos testes, sudarium et vestes. Surrexit Christus, spes mea: praecedet suos in Galileam.
Scimus Christum surrexisse a mortuis vere: tu nobis, victor Rex, miserere.
Dic nobis, Maria: quid vidisti in via? Sepulcrum Christi viventis: et gloriam vidi resurgentis; Angelicos testes, sudarium et vestes. Surrexit Christus, spes mea: praecedet suos in Galileam.
Scimus Christum surrexisse a mortuis vere: tu nobis, victor Rex, miserere.
venerdì 3 aprile 2015
lunedì 23 marzo 2015
Visita ad Atene
Sono arrivata ad Atene carica di ricordi e di pregiudizi scolastici. Cercavo con gli occhi le antiche vestigia che mi parlassero della straordinaria grandezza di questa città, della sua storia millenaria. Mi venivano in mente i nomi di Dracone, Solone, Clistene, Pericle, Alessandro Magno...
La città propende tutta verso l'alto e guarda dall'alto il brulicare della metropoli moderna. Ho provato strane emozioni salendo sull'Acropoli attraverso piccoli sentieri tra rocce e boscaglie, mi sentivo piena di orgoglio, consapevole di trovarmi nel cuore della civiltà occidentale. Al cospetto del Partenone mi sono inchinata a tanta grandezza, a un patrimonio dell'ingegno umano così portentoso. Mi è venuto di pensare che la Grecia siamo noi, tutti noi europei e perciò non dobbiamo abbandonarla al suo destino nel momento più difficile della sua storia.
La città propende tutta verso l'alto e guarda dall'alto il brulicare della metropoli moderna. Ho provato strane emozioni salendo sull'Acropoli attraverso piccoli sentieri tra rocce e boscaglie, mi sentivo piena di orgoglio, consapevole di trovarmi nel cuore della civiltà occidentale. Al cospetto del Partenone mi sono inchinata a tanta grandezza, a un patrimonio dell'ingegno umano così portentoso. Mi è venuto di pensare che la Grecia siamo noi, tutti noi europei e perciò non dobbiamo abbandonarla al suo destino nel momento più difficile della sua storia.
martedì 24 febbraio 2015
Anche per la questione scuola (anzi soprattutto) lo scontro si consuma sul terreno della finanza pubblica. Quanti soldi sono destinati alla scuola? Quale uso si farà del denaro che pioverà (se pioverà) sulla scuola italiana? Ammettiamo pure che ci sia urgente bisogno di ristrutturare edifici, di abbellirli, di dotarli di laboratori nuovi e di palestre, ma pensate veramente che si risolverà il problema della scuola, che è, a mio avviso, strutturale e perciò educativo, in primo luogo?
martedì 17 febbraio 2015
Ora serrata retinae
Di sera quando è poca la luce,
nascosto dentro il letto
colgo i profili dei ragionamenti
che scorrono sul silenzio delle membra.
È qui che devo tessere 5
l’arazzo del pensiero
e disponendo i fili di me stesso
disegnare con me la mia figura.
Questo non è un lavoro
ma una lavorazione. 10
Della carta prima, poi del corpo.
Suscitare la forma del pensiero,
sagomarla secondo una misura.
Penso ad un sarto
che sia la sua stessa stoffa. 15
V. Magrelli
sabato 14 febbraio 2015
S. Valentino, la festa dell'amore sognato
L’amore, quello dei sogni, dei fiori , dei cioccolatini e dei baci dura una sola stagione. E la mia è ormai passata. Da un pezzo. Oggi il mio "amore" ha quarant'anni di vita sulle spalle e tante, tante dolorose esperienze. Non che esse siano eccezionalmente dolorose ma sono le esperienze che ti segnano mettendoti i piedi saldamente per terra: due figli, il lavoro, la casa, una routine faticosa, senza uno svago, un riposo, quello vero, che ti liberi la mente e ti alleggerisca il pensiero. L'amore è solo quello dei sedici anni, quando il cuore palpita di forti emozioni e tutto ti sembra risponda all'espansione di te e del tuo essere al mondo. Oggi l'amore ha la consistenza dei giorni che passano rapidi inesorabili e pieni di cose concrete, grige e senza sogni. D'altronde sarebbe falso non dire che tutti gli amori coniugali sono fatti così, per giunta con furibondi litigi, piatti rotti scaraventati contro i muri e imprecazioni piene di astio. Le donne sposate non amano più, sono madri, sopportano i mariti giorno dopo giorno e si lasciano andare. Escono di casa tutte meste, infagottate in abiti scuri e dimessi, sempre pronte ad accontentare i desideri dei figli, a sopprimere i propri, perché il loro momento di
gloria è passato. Se non lo accettano, allora fanno ridere e pena. Trovo ridicolo, perciò, e profondamente ipocrita, scambiarsi doni in questa ricorrenza, come se il tempo non fosse passato, come se il cuore palpitasse ancora d'amore sincero. Penso che sia il modo di raccontarsi non la vita che si vive ma la menzogna consapevole di una vita immaginaria.
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