Sono arrivata ad Atene carica di ricordi e di pregiudizi scolastici. Cercavo con gli occhi le antiche vestigia che mi parlassero della straordinaria grandezza di questa città, della sua storia millenaria. Mi venivano in mente i nomi di Dracone, Solone, Clistene, Pericle, Alessandro Magno...
La città propende tutta verso l'alto e guarda dall'alto il brulicare della metropoli moderna. Ho provato strane emozioni salendo sull'Acropoli attraverso piccoli sentieri tra rocce e boscaglie, mi sentivo piena di orgoglio, consapevole di trovarmi nel cuore della civiltà occidentale. Al cospetto del Partenone mi sono inchinata a tanta grandezza, a un patrimonio dell'ingegno umano così portentoso. Mi è venuto di pensare che la Grecia siamo noi, tutti noi europei e perciò non dobbiamo abbandonarla al suo destino nel momento più difficile della sua storia.
lunedì 23 marzo 2015
martedì 24 febbraio 2015
Anche per la questione scuola (anzi soprattutto) lo scontro si consuma sul terreno della finanza pubblica. Quanti soldi sono destinati alla scuola? Quale uso si farà del denaro che pioverà (se pioverà) sulla scuola italiana? Ammettiamo pure che ci sia urgente bisogno di ristrutturare edifici, di abbellirli, di dotarli di laboratori nuovi e di palestre, ma pensate veramente che si risolverà il problema della scuola, che è, a mio avviso, strutturale e perciò educativo, in primo luogo?
martedì 17 febbraio 2015
Ora serrata retinae
Di sera quando è poca la luce,
nascosto dentro il letto
colgo i profili dei ragionamenti
che scorrono sul silenzio delle membra.
È qui che devo tessere 5
l’arazzo del pensiero
e disponendo i fili di me stesso
disegnare con me la mia figura.
Questo non è un lavoro
ma una lavorazione. 10
Della carta prima, poi del corpo.
Suscitare la forma del pensiero,
sagomarla secondo una misura.
Penso ad un sarto
che sia la sua stessa stoffa. 15
V. Magrelli
sabato 14 febbraio 2015
S. Valentino, la festa dell'amore sognato
L’amore, quello dei sogni, dei fiori , dei cioccolatini e dei baci dura una sola stagione. E la mia è ormai passata. Da un pezzo. Oggi il mio "amore" ha quarant'anni di vita sulle spalle e tante, tante dolorose esperienze. Non che esse siano eccezionalmente dolorose ma sono le esperienze che ti segnano mettendoti i piedi saldamente per terra: due figli, il lavoro, la casa, una routine faticosa, senza uno svago, un riposo, quello vero, che ti liberi la mente e ti alleggerisca il pensiero. L'amore è solo quello dei sedici anni, quando il cuore palpita di forti emozioni e tutto ti sembra risponda all'espansione di te e del tuo essere al mondo. Oggi l'amore ha la consistenza dei giorni che passano rapidi inesorabili e pieni di cose concrete, grige e senza sogni. D'altronde sarebbe falso non dire che tutti gli amori coniugali sono fatti così, per giunta con furibondi litigi, piatti rotti scaraventati contro i muri e imprecazioni piene di astio. Le donne sposate non amano più, sono madri, sopportano i mariti giorno dopo giorno e si lasciano andare. Escono di casa tutte meste, infagottate in abiti scuri e dimessi, sempre pronte ad accontentare i desideri dei figli, a sopprimere i propri, perché il loro momento di
gloria è passato. Se non lo accettano, allora fanno ridere e pena. Trovo ridicolo, perciò, e profondamente ipocrita, scambiarsi doni in questa ricorrenza, come se il tempo non fosse passato, come se il cuore palpitasse ancora d'amore sincero. Penso che sia il modo di raccontarsi non la vita che si vive ma la menzogna consapevole di una vita immaginaria.
mercoledì 4 febbraio 2015
Il tedio
"Chi ha un dio non prova mai tedio. Il tedio è la mancanza di una mitologia. Per chi è privo di fede perfino il dubbio è impossibile, perfino lo scetticismo non ha la forza di dubitare. Si, il tedio è questo: la perdita dentro l'anima della capacità di illusione, la mancanza nel pensiero delle scale inesistenti grazie alle quali il pensiero ascende fiducioso fino alla verità".
Fernando Pessoa
Fernando Pessoa
giovedì 29 gennaio 2015
Mi scusi presidente
Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.
Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido “Italia, Italia”
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.
G.G.
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.
Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido “Italia, Italia”
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.
G.G.
venerdì 23 gennaio 2015
Alì dagli Occhi Azzurri
Pier Paolo Pasolini
Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi.Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici,e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
" Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!"
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica
voleranno davanti alle willaye.
Essi sempre umili
essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantavano
ai massacri dei re,
essi che ballavano
alle guerre borghesi,
essi che pregavano
alle lotte operaie...
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