mercoledì 17 settembre 2014
INVETTIVA SOTTO UNA TOMBA ETRUSCA
Adesso parleranno tutti uguale,
tutti la stessa lingua che ci ha tolto la nostra.
Hanno cacciato l’alfabeto tra i campi
Braccandolo come un fuggiasco, come un ladro, l’alfabeto dei padri.
Nessuno ci capirà,
e nemmeno tra noi Impiegheremo più le vecchie parole,
corrose, diroccate mura delle nostre fortezze.
Ci hanno lasciato soltanto Le tombe, estremo ridosso.
Perciò parlo da qui,
voce reclusa nel buio tra forme colorate,
ma immobili per sempre come l’ultimo alito della nostra pronuncia.
Valerio Magrelli
lunedì 8 settembre 2014
sabato 16 agosto 2014
venerdì 15 agosto 2014
mercoledì 6 agosto 2014
L'equivoco del meridionalismo
La teoria di Francesco Saverio Nitti sullo stato del Meridione
" ... Piuttosto che durare nell'equivoco, è bene dire la verità intera, denunziare i fatti così come sono: aprire gli occhi a chi non vuol vedere , gridare la verità in tutte le forme. Per giustizia, però, bisogna riconoscere che la responsabilità di quanto è accaduto (la triste condizione del Mezzogiorno d'Italia) è soprattutto dei meridionali stessi.
I meridionali hanno spesso qualità dissociali o antisociali: poco spirito di unione e di solidarietà, tendenza a ingrandire le cose o addirittura a celarle, per amore di falsa grandezza; per poco spirito di verità. Molti vanno in rovina per essere tenuti ricchi, così anche chi vede la situazione reale quasi non desidera che la verità sia manifesta agli altri. Manca lo spirito del lavoro nelle classi medie; manca l'educazione industriale. Si sopporta che l'amministrazione e la politica siano nelle mani di persone indegne pur di averne piccoli vantaggi individuali. La prima condizione per lo sviluppo della ricchezza è una relativa sicurezza, e chi di noi è sicuro? Manca spesso la buona fede commerciale; manca più spesso ancora l'interesse di ogni cosa pubblica. Quanti fatti sono a provare questo stato d'inerzia e di indifferenza! Ma bisogna pur dire che in tutto ciò non vi è nulla di fatale,e il giorno in cui la diffusione della verità avrà determinato nei meridionali l'idea che la salute è solo in loro stessi, nel loro spirito di opposizione, nell'insofferenza dell'abuso, nel più grande spirito di solidarietà, quel giorno si sarà fatto un grande passo nella via della soluzione. La questione meridionale è una questione economica, ma è anche una questione di educazione e di morale; e lo spirito di opposizione all'abuso o al'invadenza governativa e lo sviluppo della morale pubblica gioveranno più di ogni cosa a far uscire il mezzogiorno da questo triste stato. L'Italia meridionale non deve chiedere nulla: deve solo formare la sua coscienza, perché reagisca alla continuazione di uno stato di cose che impoverisce e degrada. Deve, soprattutto, volere maggiore sicurezza di ordinamenti; maggiore rispetto della legge; deve più ancora preferire gli aumenti di spese per qualsiasi ragione, la diminuzione delle tasse più tormentose. Continuerà ancora l'equivoco presente? Continuerà fino a quando noi non vorremo vedere la verità così com'è; fino a quando noi attenderemo la nostra salvezza dagli altri e non da noi stessi."
" ... Piuttosto che durare nell'equivoco, è bene dire la verità intera, denunziare i fatti così come sono: aprire gli occhi a chi non vuol vedere , gridare la verità in tutte le forme. Per giustizia, però, bisogna riconoscere che la responsabilità di quanto è accaduto (la triste condizione del Mezzogiorno d'Italia) è soprattutto dei meridionali stessi.
I meridionali hanno spesso qualità dissociali o antisociali: poco spirito di unione e di solidarietà, tendenza a ingrandire le cose o addirittura a celarle, per amore di falsa grandezza; per poco spirito di verità. Molti vanno in rovina per essere tenuti ricchi, così anche chi vede la situazione reale quasi non desidera che la verità sia manifesta agli altri. Manca lo spirito del lavoro nelle classi medie; manca l'educazione industriale. Si sopporta che l'amministrazione e la politica siano nelle mani di persone indegne pur di averne piccoli vantaggi individuali. La prima condizione per lo sviluppo della ricchezza è una relativa sicurezza, e chi di noi è sicuro? Manca spesso la buona fede commerciale; manca più spesso ancora l'interesse di ogni cosa pubblica. Quanti fatti sono a provare questo stato d'inerzia e di indifferenza! Ma bisogna pur dire che in tutto ciò non vi è nulla di fatale,e il giorno in cui la diffusione della verità avrà determinato nei meridionali l'idea che la salute è solo in loro stessi, nel loro spirito di opposizione, nell'insofferenza dell'abuso, nel più grande spirito di solidarietà, quel giorno si sarà fatto un grande passo nella via della soluzione. La questione meridionale è una questione economica, ma è anche una questione di educazione e di morale; e lo spirito di opposizione all'abuso o al'invadenza governativa e lo sviluppo della morale pubblica gioveranno più di ogni cosa a far uscire il mezzogiorno da questo triste stato. L'Italia meridionale non deve chiedere nulla: deve solo formare la sua coscienza, perché reagisca alla continuazione di uno stato di cose che impoverisce e degrada. Deve, soprattutto, volere maggiore sicurezza di ordinamenti; maggiore rispetto della legge; deve più ancora preferire gli aumenti di spese per qualsiasi ragione, la diminuzione delle tasse più tormentose. Continuerà ancora l'equivoco presente? Continuerà fino a quando noi non vorremo vedere la verità così com'è; fino a quando noi attenderemo la nostra salvezza dagli altri e non da noi stessi."
giovedì 19 giugno 2014
IL DONO
...Oggi non c'è più posto per il dono ma solo per il mercato, lo scambio utilitaristico, addirittura possiamo dire che il dono è solo un modo per simulare gratuità e disinteresse là dove regna invece la legge del tornaconto. In un'epoca di abbondanza e di opulenza si può addirittura praticare l'atto del dono per comprare l'altro, per neutralizzarlo e togliergli la piena libertà. Si può perfino usare il dono- pensate agli aiuti umanitari- per nascondere il male operante in una realtà che è la guerra. [...] M c'è pure una forte banalizzazione del dono che viene depotenziato e stravolto anche se lo si chiama " carità": oggi si "dona" con un sms una briciola a quelli che i mass media ci indicano come soggetti- lontani!- per i quali vale la pena provare emozioni... Dei rischi e delle possibili perversioni del dono siamo avvertiti: il dono può essere rifiutato con atteggiamenti di violenza o nell'indifferenza distratta; il dono può essere ricevuto senza destare gratitudine; il dono può essere sperperato. Ma il dono può essere pervertito, può diventare uno strumento di pressione che incide sul destinatario, può trasformarsi in strumento di controllo... Situazione dunque disperata la nostra, oggi? No!
Donare è un'arte che è stata sempre difficile: l'essere umano ne è capace perchè è capace di rapporto con l'altro, ma resta vero che questo donare se stessi- perché di questo si tratta- richiede una convinzione profonda nei confronti dell'altro.
[ Enzo Bianchi, Dono. Senza reciprocità]
Donare è un'arte che è stata sempre difficile: l'essere umano ne è capace perchè è capace di rapporto con l'altro, ma resta vero che questo donare se stessi- perché di questo si tratta- richiede una convinzione profonda nei confronti dell'altro.
[ Enzo Bianchi, Dono. Senza reciprocità]
lunedì 16 giugno 2014
Piove
Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.
Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.
Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c’è terremoto
né guerra.
Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.
Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.
Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato.
Piove sui nuovi epistemi
del primate a due piedi,
sull’uomo indiato, sul cielo
ominizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui work in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.
Piove ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.
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