venerdì 24 aprile 2009

martedì 21 aprile 2009

Democrazia...questa sconosciuta

Oggi voglio parlare di democrazia, ne sento un profondo bisogno.
Ho dato ai ragazzi della mia classe un tema da svolgere sul concetto di democrazia...

"La democrazia, come sistema di rapporti, come atteggiamenti da vivere, è, a tuo parere, davvero operante nei costumi e nella pratica quotidiana della scuola? Analizza la situazione sulla base della tua personale esperienza e formula personali osservazioni su ciò che consideri un modello auspicabile di scuola democratica".
Quasi tutti hanno dichiarato nello svolgimento del tema che in base alla loro esperienza la scuola non è affatto democratica, per i seguenti motivi:
  • La scuola non dà regole, non c'è un'autorità che le impone;
  • agli studenti è concessa troppa libertà: ognuno può entrare a scuola in ritardo anche tutti i giorni senza per questo subire punizioni o castighi;
  • come gli studenti scorretti non subiscono castighi, così i meritevoli non ricevono elogi nè aiuti o stimoli se ne hanno bisogno;
  • La scuola è un luogo di scontro fra alunni e docenti, di competizione cattiva fra gli studenti;
  • la scuola riflette come in uno specchio tutte le miserie della società: corruzione, ipocrisie, inefficienza, disordine, caos...

Insomma, tutti i ragazzi, pur non avendo le idee molto chiare sulla democrazia, hanno tuttavia espresso la convinzione che essa c'entri comunque con il riconoscimento di diritti e doveri (più di diritti, per la verità), laddove hanno saputo riconoscere che la democrazia è prima di tutto un fatto costituzionale e un sistema politico. Io aggiungerei che paradossalmente, sono proprio loro, i nostri giovani, che stanno svuotando la democrazia dall'interno, magari inconsapevolmente, proprio perchè non ne riconoscono i vantaggi. Essi ad esempio non sanno che la scuola pubblica è il risultato di una faticosa conquista, che solo qualche decennio fa per il figlio di un operaio o di un contadino una scuola come il liceo era praticamente inaccessibile, sia per i costi sia per per l'inadeguateza culturale esistente nelle classi povere. Come si può far capire agli studenti, ma anche alle famiglie, che la scuola è un'istituzione che va rispettata, e che loro, i principali fruitori, dovrebbero salvaguardarla come un bene prezioso? Bisogna far capire che le regole in un sistema democratico non si devono imporre con la forza e con la coercizione, ma devono essere condivise ed accettate in un implicito patto e nella prospettiva di un beneficio comune. La democrazia è prima di tutto un comportamento fondato sullo spirito del dialogo e dell'uguaglianza, sull'apertura, curiosità e disponibilità nei confronti del diverso, sull'atteggiamento critico nei confronti delle proprie capacità, sulla disponibilità ad apprendere dai propri errori, sulla responsabilità, sull'atteggiamento altruistico e sull'onestà comunicativa attraverso la precisione, la comprensibilità, il carattere non violento del linguaggio impiegato. La pratica della democrazia deve cominciare dalla scuola, perchè nella scuola si formano i cittadini di domani.

Io mi chiedo, e chiedo a chi è in grado di dare una risposta, come mai parte una esigenza di rispetto delle regole proprio da quelli sono più inclini a non rispettarle? Non è forse questo un segno preciso del totale degrado in cui è caduta la scuola?

sabato 18 aprile 2009

segni di vite assurdamente spezzate

E troveremo una bambola, un diario
una valigia sventrata
una fotografia, una scarpa
Scavando troveremo ciò che fu
una vacanza una famiglia una piazza
E troveremo sangue
sparso, ignoto, mescolato
separeremo dalle loro pietre
ciò che era nostro
eppure anche quelle pietre
erano nostre, una volta
case, stazione, città.
E troveremo un cratere, una miccia
un'auto sbranata, una scheggia
una mano attenta separerà
ciò che uccise da ciò che ha ucciso
E quando ci chiederanno di dimenticare
troveremo una bugia, un volto
di tradimento, una traccia
di nuovo ore e giorni scaveremo
anche se triste è il paese
dove la vita non è più di questo
troveremo una bambola, un diario
e un respiro, qualche volta.

Stefano Benni

lunedì 6 aprile 2009

Dies irae

... E che valore dunque volete che abbiano le nostre piccole miserie particolari e quotidiane di fronte all'immane catastrofe di un terremoto? Storie di vermucci , direbbe il nostro Pirandello!
La terra, stanca di girare senza scopo, ha avuto un piccolo moto d'impazienza ed ha distrutto, in 22 secondi, secoli di storia, di cultura e di civiltà! Ci sia di monito quanto è accaduto nella terra d'Abruzzo!!
Consideriamoci meno che niente nell'universo, con tutte le nostre belle scoperte ed invenzioni! Consideriamo la nostra infinita debolezza e cerchiamo di vivere con serenità e fratellanza questo nostro passaggio sulla terra!...

Non che voglia sentenziare su quanto è accaduto in Abruzzo, anzi provo dolore e sconforto riuscendo ad immedesimarmi perfettamente nella tragedia che lì si sta consumando. Io ho vissuto il terremoto dell'80 in prima persona, a S.Angelo dei Lombardi e posso affermare con certezza che il terremoto è sempre lì, è rimasto nel mio paese radicato nelle pietre, nelle singole pietre delle case, delle strade, anche se messe a nuovo dopo tanto tempo.

Nel mio paese da allora, da quella domenica sera del 23 novembre 1980, gli uomini, le donne, le cose portano ancora i segni del lontano dolore.Tanti piangono ancora i loro morti: in ogni casa, in ogni strada si percepisce un'assenza, una mancanza...
E che dire, poi, di quel senso di vuoto dell'anima che è rimasto in noi sopravvissuti?! Chi ci darà tutto quello che si è perso, la nostra identità, la nostra storia, tutto quello che i nostri padri avevano costruito uscendo dalla miseria degli anni della fame, del freddo, del bisogno incalzante? La comunità era cresciuta nella condivisione di semplici valori: la famiglia, la chiesa, il vicinato, il rispetto della parola data, la solidarietà... Il terremoto ha spazzato via tutto questo in una manciata di secondi. Ciò che ora è rimasto è senza vita, arido, nudo e refrattario, come le pietre.

mercoledì 1 aprile 2009

Lentamente muore

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendente felicità...
PABLO NERUDA
da Erminio Volpe

sabato 28 marzo 2009

Desiderata

Va' serenamente in mezzo al rumore e alla fretta e ricorda quanta pace ci puo' essere nel silenzio. Finche' e' possibile senza doverti arrendere conserva i buoni rapporti con tutti. Di' la tua verita' con calma e chiarezza, e ascolta gli altri, anche il noioso e l'ignorante, anch'essi hanno una loro storia da raccontare. Evita le persone prepotenti e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito. Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro, perche' sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te. Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti. Mantieniti interessato alla tua professione, benche' umile; e' un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo. Sii prudente nei tuoi affari, poiche' il mondo e' pieno di inganno. Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c'e' di buono; molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita e' piena di eroismo. Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare. E non essere cinico riguardo all'amore, perche' a dispetto di ogni aridita' e disillusione esso e' perenne come l'erba. Accetta di buon grado l'insegnamento degli anni, abbandonando riconoscente le cose della giovinezza. Coltiva la forza d'animo per difenderti dall'improvvisa sfortuna. Ma non angosciarti con fantasie. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di la' di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai un preciso diritto ad essere qui. E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l'universo va schiudendosi come dovrebbe. Percio' sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca, e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni, nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima. Nonostante tutta la sua falsita', il duro lavoro e i sogni infranti, questo e' ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente. Fà di tutto per essere felice.


Questo testo bellissimo viene quasi sempre presentato come "Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo". Invece nel 1959 il reverendo Frederick Kates rettore della chiesa di St. Paul, a Baltimore, Maryland, incluse questo pensiero in una raccolta di materiale devozionale. In cima alla raccolta, c'era l'annotazione "Old St. Paul's Church, Baltimore, A.C. 1692", che è l'anno di fondazione della chiesa... da qui l'equivoco. In realtà, l'autore di questi versi è Max Ehrmann, un poeta di Terre Haute, Indiana, vissuto dal 1872 al 1945, e scrisse Desiderata intorno al 1927.


da Erminio Volpe

Il chiostro delle monache (ex convento di S. Marco - Sant'Angelo dei Lombardi)

...C'è qualcosa nell'aria che mi riporta indietro, ad altra vita, in altro luogo. Oggi non c'è sole, il cielo è opaco per una densa foschia, eppure la primavera si sente, si sente che sono nate le viole tra le foglie secche ai piedi delle querce. All'improvviso mi affiora nella mente il ricordo di quando si andava a scoprire le viole appena nate nelle aiuole del convento...
In primavera, la domenica mattina, dopo la messa si scendeva al chiostro ad ammirare il prodigio della nuova vita: qualche fiore bianco, una primula , sui rami ancora spogli un pettirosso saltellante, una timida lucertola e, la regina del giardino, la centenaria tartaruga che lenta lenta usciva al primo sole a perlustrar la zona.