sabato 22 giugno 2019

Perchè restare


Chi sia stato il primo, non
è certo. Lo seguì un secondo. Un terzo.
Poi, uno dopo l’altro, tutti han preso la stessa via.
Ora non c’è più nessuno.
La mia
casa è la sola
abitata.
Son vecchio
Che cosa mi trattengo a fare,
quassù, dove tra breve forse
nemmeno ci sarò più io
a farmi compagnia?
Meglio – lo so – è ch’io bada
prima che me ne vada anch’io.
Eppure, non mi risolvo. Resto.
Mi lega l’erba. Il bosco.
Il fiume. Anche se il fiume è appena
un rumore ed un fresco
dietro le foglie.
La sera
siedo su questo sasso, e aspetto.
Aspetto non so che cosa, ma aspetto.
Il sonno. La morte direi, se anch’essa
da un pezzo – già non se ne fosse andata
da questi luoghi.
Aspetto
e ascolto.
(L’acqua,
da quanti milioni d’anni, l’acqua,
ha questo suo stesso suono
sulle sue pietre?)
Mi sento
perso nel tempo.
Fuori
del tempo, forse.
Ma sono
con me stesso. Non voglio
lasciare me stesso uscire
da me stesso come,
dal sotterraneo
il grillotalpa in cerca
d’altro buio.
Il trifoglio
della città è troppo
fitto. Io son già cieco.
Ma qui vedo. Parlo.
Qui dialogo. Io
qui mi rispondo e ho il mio
interlocutore. Non voglio
murarlo nel silenzio sordo
d’un frastuono senz’ombra
d’anima. Di parole
senza più anima.
( Giorgio Caproni)

mercoledì 19 giugno 2019

L'Inferno è qui

La parola Inferno oggi ha perso il suo significato specifico di "Aldilà, luogo di dannazione eterna e di oscurità contrapposto alla Luce e alla Grazia," di dantesca memoria.
Oggi il termine Inferno acquista il significato metaforico della vita sulla terra nel senso dei dannati della terra; è questa l'idea che hanno dell'Inferno moltissimi scrittori del nostro tempo, a partire da Primo Levi, che l'ha utilizzata per indicare il lager dove è stato rinchiuso durante la seconda guerra mondiale in quanto ebreo, fino a Edoardo Sanguineti, Pier Paolo Pasolini e Dino Buzzati, tra quelli che ricordo al momento.
Secondo Sanguineti l'Inferno oggi è la vita degli uomini nel mondo globalizzato, specialmente dei poveri i quali pagano sulla propria pelle le sperequazioni ingiuste e crudeli della ricchezza; "I «dannati della terra» oramai occupano la maggior parte dello spazio disponibile. Cosa evidentemente non del tutto nuova, perché gli squilibri di condizioni sociali, umane, culturali, materiali tra privilegiati ed emarginati hanno accompagnato tutta la storia. Però, mancando la globalizzazione, il nesso tra privilegiati e no era meno diretto, e in certe zone quasi inesistente." 
Nel racconto Viaggio agli Inferni del secolo, Dino Buzzati racconta le vicende dei dannati della terra che sono, secondo lui, i cittadini metropolitani di Milano i quali vivono quotidianamente assediati dalle macchine, sotto un cielo perennemente grigio di fumo e caligine. Nel racconto immagina che un giornalista viene incaricato dalla sua redazione a scendere in un sotterraneo, una voragine che si è aperta durante gli scavi della metropolitana, che porta nell'oltretomba. Il giornalista scopre che in quel mondo c'è una vita speculare a quella della città in superficie. Ne deduce quindi che l'Inferno è la nostra vita quotidiana e forse non è una punizione, ma il destino di tutti noi. 
Siamo lontanissimi dalla rappresentazione dell'Inferno dantesco, anche se proprio nell'Inferno di Dante, il famoso Canto di Ulisse ci incita a resistere, resistere, resistere contro la dannazione della vita.
 E' ciò che mirabilmente ci rappresenta Primo Levi nel suo romanzo Se questo è un uomo. Egli ci descrive gli orrori del lager nazista dove gli uomini sono abbrutiti nella loro animalità, ridotti ai soli bisogni primordiali: mangiare ed evitare il dolore. E in quella estrema degradazione lui si aggrappa al ricordo letterario come a un disperato tentativo di salvare qualcosa di umano. I famosi versi " Fatti non foste a viver come bruti/ma per seguire vertute e canoscenza" costituiscono per lui un'illuminazione che fa riaffiorare la parte spirituale dell'individuo sulla riduzione ad animale o cosa. La letteratura può recuperare l'umanità. 
Un messaggio analogo ce lo fornisce P. P. Pasolini, ne La Divina Mimesis, una riscrittura del poema dantesco in chiave introspettiva. All'età di quarant'anni, nel 1969, si trova anche lui come Dante in una selva oscura, che è il mondo mutato sotto la spinta del neocapitalismo e della società dei consumi. In questa società l'uomo è condannato alla solitudine; lui è escluso dalla vita degli altri, in un mondo senza religione e senza riscatto sociale, ma proprio la mancanza di questi valori, lo incita a lottare attraverso la scrittura. L'Inferno oggi è quindi anche una discesa nella profondità del proprio essere, nella coscienza che siamo soli nell'immensità del mondo, di un mondo in cui prevalgono gli egoismi, la violenza, la sopraffazione, la disuguaglianza, la povertà estrema. Nell'Universo ognuno è solo nel suo microcosmo, ed è questo l'Inferno più duro!

giovedì 30 maggio 2019

Il grande problema

Questo è il grande problema di coloro che sentono troppo e capiscono troppo: che potremmo essere tante cose, ma la vita è una sola e ci obbliga a essere solo una cosa, quella che gli altri pensano che noi siamo. 

[ Antonio Tabucchi ]

mercoledì 29 maggio 2019

Siamo tutti già eletti

La vita oscilla
tra il sublime e l'immondo
con qualche propensione
per il secondo
ne sapremo di più
dopo le ultime elezioni
che si terranno lassù
o laggiù o in nessun luogo
perché siamo già eletti
tutti quanti
e chi non lo fu
sta assai meglio quaggiù
e quando se ne accorge
è troppo tardi.
Les jeux sont faits
dice il croupier, per l'ultima volta
e il suo cucchiaione
spazza le carte.
( Eugenio Montale)

domenica 5 maggio 2019

Un buon sindaco

E' cominciata in questi giorni la sagra paesana delle elezioni amministrative. Secondo il solito rituale, molte persone, perlopiù uomini, si riversano nelle strade del paese formando ad ogni angolo capanelli per discutere di questo e di quel candidato, sindaco in primis e consiglieri al seguito. E' abbastanza divertente vedere uomini che s'infervorano alzando la voce e gesticolando come se la questione li toccasse nei più vivi interessi. Sicuramente è giusto e sacrosanto sentirsi coinvolti nella vita della comunità, ma mi viene spontaneo pensare che non serve infervorarsi solo nelle campagne elettorali quando si sa che in gioco non c'è l'interesse del paese ma di gruppi, di clan familiari che antepongono i propri interessi a quelli della comunità. Il popolo nella sua ingenuità sembra non capire a fondo i giochi di potere che si fanno dietro le quinte, nei salotti dei candidati interessati alla spartizione. Il paese negli ultimi anni è allo sbando, anzi nell'abbandono e nel degrado e nessuno ha mai alzato un dito per protestare o contestare abusi o mancanze, se non nel palazzo della sede municipale durante le assemblee comunali dove si scontravano posizioni contrapposte, ma fino a un certo punto...
E dunque, voglio dare una dritta a chi mi legge sulla scelta del futuro sindaco del nostro paese. Innanzitutto è conditio sine qua non  che  il primo cittadino sia una persona partecipe della vita comunitaria, che conosca i  bisogni dei cittadini, che sia consapevole delle reali condizioni di vivibilità in cui si trova il paese. Infatti gli effetti più visibili di un'amministrazione comunale sono nella gestione dei rifiuti e del decoro urbano, cioè la pulizia delle strade e degli altri luoghi pubblici, parchi e monumenti. Il nuovo sindaco cominci allora da qui, dal decoro di un paese che si denomina "Città dei servizi" e veda dunque di onorare questo titolo. Soprattutto dobbiamo pretendere che il nuovo sindaco, chiunque sia, ascolti la voce del popolo, ne migliori le condizioni di vita garantendo i servizi a tutti con il massimo impegno. In questo nostro paese c'è  un bisogno urgente di una guida, di una persona che sia anche un modello di legalità, che con il suo operato promuova comportamenti legali, che dia speranza ai giovani, che promuova benessere! Ci auguriamo  quindi che il futuro primo cittadino governi pensando al bene comune e non agli equilibri politici della sua maggioranza. Egli dovrebbe avere il coraggio e l'onestà intellettuale di prendere decisioni impopolari per il bene della sua gente. Decisionismo, leadership, trasparenza, concretezza, capacità di ascolto e di coinvolgimento sono le virtù necessarie per un buon sindaco. Per finire, schiena dritta e coerenza  dovranno fare da corollario a tutte le decisioni  prese, sempre nell'interesse della collettività.