giovedì 19 giugno 2014

IL DONO

...Oggi non c'è più posto per il dono ma solo per il mercato, lo scambio utilitaristico, addirittura possiamo dire che il dono è solo un modo per simulare gratuità e disinteresse là dove regna invece la legge del tornaconto. In un'epoca di abbondanza e di opulenza si può addirittura praticare l'atto del dono per comprare l'altro, per neutralizzarlo e togliergli la piena libertà. Si può perfino usare il dono- pensate agli aiuti umanitari- per nascondere il male operante in una realtà che è la guerra. [...] M c'è pure una forte banalizzazione del dono che viene depotenziato e stravolto anche se lo si chiama " carità": oggi si "dona" con un sms una briciola a quelli che i mass media ci indicano come soggetti- lontani!- per i quali vale la pena provare emozioni... Dei rischi e delle possibili perversioni del dono siamo avvertiti: il dono può essere rifiutato con atteggiamenti di violenza o nell'indifferenza distratta; il dono può essere ricevuto senza destare gratitudine; il dono può essere sperperato. Ma il dono può essere pervertito, può diventare uno strumento di pressione che incide sul destinatario, può trasformarsi in strumento di controllo... Situazione dunque disperata la nostra, oggi? No!
Donare è un'arte che è stata sempre difficile: l'essere umano ne è capace perchè è capace di rapporto con l'altro, ma resta vero che questo donare se stessi- perché di questo si tratta- richiede una convinzione profonda nei confronti dell'altro.
[ Enzo Bianchi, Dono. Senza reciprocità]


lunedì 16 giugno 2014

Piove


 
Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c’è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato.

Piove sui nuovi epistemi
del primate a due piedi,
sull’uomo indiato, sul cielo
ominizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui work in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.
 

mercoledì 4 giugno 2014

sabato 3 maggio 2014

Difendiamoci dalla televisione!

"Anche la televisione può avere ed ha il suo canone valutativo. Purtroppo però presenta una singolarità rispetto agli altri strumenti di comunicazione: se fosse possibile redigere un elenco repertoriale al negativo, la televisione ne guadagnerebbe sicuramente la palma. La devastazione delle coscienze, della cultura, dei comportamenti e dei modi di sentire e di pensare prodotta dalla televisione commerciale in tutti i Paesi a cominciare dal nostro è stata immensa e difficilmente reversibile. Ha desertificato la morale, l'autonomia del giudizio, la sobrietà del costume, la privatezza dei sentimenti, il garbo, l'eleganza. Ha soppresso il silenzio. Ha confiscato il tempo libero. Ha imbarbarito il linguaggio. Ciascuno di noi denuncia questo stato di cose e nel contempo ne è servo. E'una questione politica che prima o poi andrà posta senza reticenze perché riguarda, al fondo, la nostra libertà."

[Eugenio Scalfari]

giovedì 27 marzo 2014

venerdì 21 marzo 2014

GIORNATA DELLA LEGALITA' A SCUOLA


INCONTRO CON L'AUTORE GIULIO LAURENTI
IL ROMANZO SUERTE, ED. EINAUDI
L'incontro con l'autore è un progetto che da qualche anno trova la sua giusta collocazione nel POF della nostra scuola, in corrispondenza coerente con le finalità educative previste. Il progetto si propone di motivare i giovani alla lettura; di sviluppare la capacità di confrontarsi tra loro e con il mondo degli adulti; di sviluppare la capacità di analisi e di critica. Personalmente mi sforzo di mantenere nel tempo questa iniziativa, perché credo fortemente nell'azione educativa della letteratura. Mi viene in mente una citazione di Ezio Raimondi, morto lo scorso 18 marzo a Bologna: “ La letteratura educa le giovani generazioni al rispetto dell'uomo. Questa è la sua funzione, anche in un tempo in cui vediamo da tutte le parti come l'etica pubblica sia carente. E' una sorta di educazione civica, ma anche un patrimonio di umanità.” Quest'anno la scelta del libro coincide, sia pure da un altro punto di vista, con il tema della legalità su cui tutte le scuole d'Italia si stanno confrontando con varie iniziative. Quest'anno, poi, ricorre l'anniversario dell'uccisione di Don PEPPE DIANA, ucciso dalla camorra il giorno 19 marzo 1994 nella sacrestia della chiesa di cui era parroco, a Casal di Principe. Al di là della retorica celebrativa, che purtroppo rischia di dare per scontate certe acquisizioni sul tema del rispetto delle regole e della pratica della democrazia, la scuola, che è luogo privilegiato di cultura e conoscenza, è chiamata ad impegnarsi a far crescere sempre di più la cultura della legalità cercando di valorizzare anche gli altri ambiti educativi primo fra tutti quello della famiglia, dove i ragazzi possono vivere la dimensione di una sana appartenenza. Diceva Don Ciotti, in un'intervista di qualche tempo fa: “Educare i giovani va bene, ma poi? Qual è il risultato se nell'ambiente sociale dove vivono quello stesso senso è distorto se non annullato, oppure dove è forte la sfiducia verso lo Stato? E' proprio questo il punto: costruire alternative credibili alla mafia, vincere omertà e passività, superare sfiducia e rassegnazione, esige, in determinati territori, intervenire a vasto raggio e di modificare in profondità: è quello che ho chiamato impegno per la trasformazione del contesto.” Per un adolescente riconoscere ed accettare un mondo di regole è sempre un percorso difficile e faticoso, tanto più se la società contemporanea, sempre più spesso, non propone mediazioni simboliche credibili e coinvolgenti, modelli positivi e motivazioni appaganti. Allora la scuola nel suo ambito cosa può fare? Intanto deve praticare tutte le strade che portano alla legalità e penso finanche alle piccole cose, che poi piccole non sono: innanzitutto la disciplina, che sempre più si allontana dal comportamento abituale delle giovani generazioni, penso alla pratica diffusa di copiare i compiti da Internet, di non fare i compiti a casa disattendendo ai propri doveri di studente, oppure all'uso dei cellulari in classe mentre l'insegnante spiega... Sul tema della legalità quindi noi non dobbiamo più limitarci ad inculcare dall'esterno e forzatamente valori e principi, questi devono invece incarnarsi in pratiche e comportamenti ricorrenti nella vita di tutti i giorni. Rispettare le regole e non riscriverle secondo i propri tornaconti, sarebbe il primo passo verso la giusta via. Ma, se pure le regole ci sono, c'è ancora qualcuno disposte a farle rispettare, senza se e senza ma? Io vedo che spesso proprio la scuola si predispone ad atteggiamenti di buonismo diseducativo, laddove chiude un occhio e l'altro pure di fronte alle richieste sempre più pressanti dei ragazzi di alleggerire il loro studio, oppure scoraggia gli insegnanti capaci di fermezza educativa i quali spesso, troppo spesso, devono remare contro corrente. Diciamo la verità: la scuola è ancora pervasa da orientamenti educativi decisi a fare a meno di regole e di sanzioni, così come i genitori troppo spesso rinunciano ad esercitare il loro ruolo e persino i governi e i vari ministri che si sono succeduti all'Istruzione non hanno mai speso una circolare a favore della disciplina e amano civettare con gli adolescenti in fase oppositiva, anziché no. I risultati? I nostri adolescenti, supertecnologizzati, omologati, privi di memoria si muovono verso un futuro incerto, senza bussola, schiacciati dal peso dell'informazione quotidiana, dalla cronaca minuta e non riescono più a dare un senso alla vita. I nostri giovani devono apprendere il sacrificio, la lotta, devono capire che non vi sono scorciatoie nella vita e che la via più breve ha sempre un prezzo alto che prima o poi dovrà essere pagato.

venerdì 7 marzo 2014

8 MARZO: STOP ALLA RETORICA CELEBRATIVA!

Che senso ha celebrare la Festa della donna se la violenza sulle donne continua ad imperversare in tutto il mondo e nella nostra "civilissima" Italia sta toccando un picco mai prima raggiunto nella storia, a mia memoria? Gli atti di violenza  perpetrati ai danni delle donne non sono soltanto gli efferati delitti di cui parla la cronaca ormai ogni giorno (in Italia se ne consumano 160 ogni anno), ma anche ogni atto o comportamento che provocano  danni mentali, sofferenza indotta da situazioni di coercizioni o deprivazioni arbitrarie della libertà, che avvengono sia nella sfera privata sia nella sfera pubblica. Questi atti sono molto frequenti e si ripetono in modo più o meno consapevole nelle istituzioni quali famiglia, scuola, nelle norme che regolano la società, spesso anche nelle religioni  e connotano quello che viene definito unanimemente stile maschilista o patriarcale, condiviso da uomini e anche dalle stesse donne. E' un problema che riguarda l'educazione culturale della collettività, permeata di stereotipi che durano a morire i quali costituiscono spesso la matrice della violenza. Risulta quindi non più procrastinabile la prevenzione attraverso la sensibilizzazione e una nuova educazione che porti all'accettazione e al rispetto della inviolabilità della persona.