mercoledì 4 giugno 2014

sabato 3 maggio 2014

Difendiamoci dalla televisione!

"Anche la televisione può avere ed ha il suo canone valutativo. Purtroppo però presenta una singolarità rispetto agli altri strumenti di comunicazione: se fosse possibile redigere un elenco repertoriale al negativo, la televisione ne guadagnerebbe sicuramente la palma. La devastazione delle coscienze, della cultura, dei comportamenti e dei modi di sentire e di pensare prodotta dalla televisione commerciale in tutti i Paesi a cominciare dal nostro è stata immensa e difficilmente reversibile. Ha desertificato la morale, l'autonomia del giudizio, la sobrietà del costume, la privatezza dei sentimenti, il garbo, l'eleganza. Ha soppresso il silenzio. Ha confiscato il tempo libero. Ha imbarbarito il linguaggio. Ciascuno di noi denuncia questo stato di cose e nel contempo ne è servo. E'una questione politica che prima o poi andrà posta senza reticenze perché riguarda, al fondo, la nostra libertà."

[Eugenio Scalfari]

giovedì 27 marzo 2014

venerdì 21 marzo 2014

GIORNATA DELLA LEGALITA' A SCUOLA


INCONTRO CON L'AUTORE GIULIO LAURENTI
IL ROMANZO SUERTE, ED. EINAUDI
L'incontro con l'autore è un progetto che da qualche anno trova la sua giusta collocazione nel POF della nostra scuola, in corrispondenza coerente con le finalità educative previste. Il progetto si propone di motivare i giovani alla lettura; di sviluppare la capacità di confrontarsi tra loro e con il mondo degli adulti; di sviluppare la capacità di analisi e di critica. Personalmente mi sforzo di mantenere nel tempo questa iniziativa, perché credo fortemente nell'azione educativa della letteratura. Mi viene in mente una citazione di Ezio Raimondi, morto lo scorso 18 marzo a Bologna: “ La letteratura educa le giovani generazioni al rispetto dell'uomo. Questa è la sua funzione, anche in un tempo in cui vediamo da tutte le parti come l'etica pubblica sia carente. E' una sorta di educazione civica, ma anche un patrimonio di umanità.” Quest'anno la scelta del libro coincide, sia pure da un altro punto di vista, con il tema della legalità su cui tutte le scuole d'Italia si stanno confrontando con varie iniziative. Quest'anno, poi, ricorre l'anniversario dell'uccisione di Don PEPPE DIANA, ucciso dalla camorra il giorno 19 marzo 1994 nella sacrestia della chiesa di cui era parroco, a Casal di Principe. Al di là della retorica celebrativa, che purtroppo rischia di dare per scontate certe acquisizioni sul tema del rispetto delle regole e della pratica della democrazia, la scuola, che è luogo privilegiato di cultura e conoscenza, è chiamata ad impegnarsi a far crescere sempre di più la cultura della legalità cercando di valorizzare anche gli altri ambiti educativi primo fra tutti quello della famiglia, dove i ragazzi possono vivere la dimensione di una sana appartenenza. Diceva Don Ciotti, in un'intervista di qualche tempo fa: “Educare i giovani va bene, ma poi? Qual è il risultato se nell'ambiente sociale dove vivono quello stesso senso è distorto se non annullato, oppure dove è forte la sfiducia verso lo Stato? E' proprio questo il punto: costruire alternative credibili alla mafia, vincere omertà e passività, superare sfiducia e rassegnazione, esige, in determinati territori, intervenire a vasto raggio e di modificare in profondità: è quello che ho chiamato impegno per la trasformazione del contesto.” Per un adolescente riconoscere ed accettare un mondo di regole è sempre un percorso difficile e faticoso, tanto più se la società contemporanea, sempre più spesso, non propone mediazioni simboliche credibili e coinvolgenti, modelli positivi e motivazioni appaganti. Allora la scuola nel suo ambito cosa può fare? Intanto deve praticare tutte le strade che portano alla legalità e penso finanche alle piccole cose, che poi piccole non sono: innanzitutto la disciplina, che sempre più si allontana dal comportamento abituale delle giovani generazioni, penso alla pratica diffusa di copiare i compiti da Internet, di non fare i compiti a casa disattendendo ai propri doveri di studente, oppure all'uso dei cellulari in classe mentre l'insegnante spiega... Sul tema della legalità quindi noi non dobbiamo più limitarci ad inculcare dall'esterno e forzatamente valori e principi, questi devono invece incarnarsi in pratiche e comportamenti ricorrenti nella vita di tutti i giorni. Rispettare le regole e non riscriverle secondo i propri tornaconti, sarebbe il primo passo verso la giusta via. Ma, se pure le regole ci sono, c'è ancora qualcuno disposte a farle rispettare, senza se e senza ma? Io vedo che spesso proprio la scuola si predispone ad atteggiamenti di buonismo diseducativo, laddove chiude un occhio e l'altro pure di fronte alle richieste sempre più pressanti dei ragazzi di alleggerire il loro studio, oppure scoraggia gli insegnanti capaci di fermezza educativa i quali spesso, troppo spesso, devono remare contro corrente. Diciamo la verità: la scuola è ancora pervasa da orientamenti educativi decisi a fare a meno di regole e di sanzioni, così come i genitori troppo spesso rinunciano ad esercitare il loro ruolo e persino i governi e i vari ministri che si sono succeduti all'Istruzione non hanno mai speso una circolare a favore della disciplina e amano civettare con gli adolescenti in fase oppositiva, anziché no. I risultati? I nostri adolescenti, supertecnologizzati, omologati, privi di memoria si muovono verso un futuro incerto, senza bussola, schiacciati dal peso dell'informazione quotidiana, dalla cronaca minuta e non riescono più a dare un senso alla vita. I nostri giovani devono apprendere il sacrificio, la lotta, devono capire che non vi sono scorciatoie nella vita e che la via più breve ha sempre un prezzo alto che prima o poi dovrà essere pagato.

venerdì 7 marzo 2014

8 MARZO: STOP ALLA RETORICA CELEBRATIVA!

Che senso ha celebrare la Festa della donna se la violenza sulle donne continua ad imperversare in tutto il mondo e nella nostra "civilissima" Italia sta toccando un picco mai prima raggiunto nella storia, a mia memoria? Gli atti di violenza  perpetrati ai danni delle donne non sono soltanto gli efferati delitti di cui parla la cronaca ormai ogni giorno (in Italia se ne consumano 160 ogni anno), ma anche ogni atto o comportamento che provocano  danni mentali, sofferenza indotta da situazioni di coercizioni o deprivazioni arbitrarie della libertà, che avvengono sia nella sfera privata sia nella sfera pubblica. Questi atti sono molto frequenti e si ripetono in modo più o meno consapevole nelle istituzioni quali famiglia, scuola, nelle norme che regolano la società, spesso anche nelle religioni  e connotano quello che viene definito unanimemente stile maschilista o patriarcale, condiviso da uomini e anche dalle stesse donne. E' un problema che riguarda l'educazione culturale della collettività, permeata di stereotipi che durano a morire i quali costituiscono spesso la matrice della violenza. Risulta quindi non più procrastinabile la prevenzione attraverso la sensibilizzazione e una nuova educazione che porti all'accettazione e al rispetto della inviolabilità della persona.











mercoledì 26 febbraio 2014

I nuovi barbari

Ho l'impressione che  la società italiana sia  caratterizzata da due opposte visioni del mondo e della vita. Mi riferisco alla società degli acculturati, a quelli che hanno fatto almeno le superiori diplomandosi e a quelli che hanno conseguito la laurea, che in Italia, checché se ne dice, non sono pochi. Queste due fazioni si detestano, non comunicano, non si amano affatto e ciò è deleterio per le sorti del nostro Paese. La divisione o contrapposizione è tale che nell'abisso della reciproca incomprensione, ci sentiamo del tutto impotenti  e senza alcuna via d'uscita. Provo a delineare il limen, la linea di demarcazione, che semplicisticamente chiamo  il centro rispetto a una destra e ad una sinistra. Badate, questa non è solo una divisione politica, ma include un modo di essere e di rapportarsi con la realtà. Mi viene in mente un'analogia rispetto al concetto delle due culture di cui parlava Charls P. SNOW una sessantina di anni fa.  La tesi di Snow era semplice: da una parte ci sono gli scienziati  e dall'altra i letterati, per intenderci, quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che si sono fossilizzati sulle formule matematiche  e sulla tecnologia. Ma mentre i letterati considerano ignoranti gli scienziati che non abbiano letto Dante o Dostoevskij, questi hanno comunque determinato il progresso della civiltà e tuttora muovono le leve del potere.  Noi spesso accusiamo la destra di essere responsabile del degrado culturale e morale del nostro Paese facendo riferimento soprattutto a Berlusconi, il quale attraverso le sue televisioni avrebbe ingenerato una sottocultura becera e volgare, ma dimentichiamo che la sinistra in tutti questi anni si è arroccata su un'ideologia sostanzialmente conservatrice,  facendo leva su una retorica vuota e priva di reale adesione alla realtà. Essa non ha capito alcuni movimenti sociali che pure essa stessa aveva messo in moto, ma soprattutto ha favorito largamente la riscoperta del privato dimenticando gradualmente la sua naturale vocazione alla partecipazione collettiva, alla politica dal basso, come vox populi. In questo guazzabuglio, crollati tutti i paletti della consolidata dicotomia fra politici letterati, buonisti e inconcludenti e i nuovi rampolli della nuova cultura illetterata ma pragmatica, non  resta che adeguarci,e fare buon viso a cattivo gioco. 

    lunedì 27 gennaio 2014

    Il sonno della ragione genera mostri

    La dico grossa, lo so, ma devo esprimere le mie perplessità su come si continua a ricordare la SHOAH, su questa Giornata della Memoria che sta diventando una stanca retorica  da propinare ai ragazzi nelle scuole che nulla sanno di quanto è successo.  Abbiamo relegato il compito di ricordare a quei docenti, i soliti indaffarati in mille progetti, che il 27 gennaio propongono la visione di films o di documentari con le angoscianti  immagini di  Auschwitz, dimenticando di parlare, per esempio, delle leggi razziali e scordando di studiare bene il fascismo.  Noi non abbiamo bisogno di celebrazioni ufficiali per trasmettere certi valori, come la tolleranza e il rispetto della dignità umana. Per me la memoria non è solo ricordo, ma conoscenza e azione. Se qualcuno si è permesso di scrivere sui muri  di Roma "Hanna Frank bugiardona" è perché la scuola non è riuscita a trasmettere né conoscenza né valori.