sabato 16 novembre 2013

mercoledì 16 ottobre 2013

Il mito del centauro Chirone

Secondo Machiavelli, il leggendario personaggio mezzo uomo e mezza bestia al quale fu affidato il compito di educare Achille, Ercole, Teseo e Giasone, nasconde un profondo insegnamento:
 l'uomo deve sapere essere come il centauro, mezzo uomo e mezza bestia cioè sapere impiegare tanto le qualità umane di intelligenza, saggezza e lealtà, quanto le qualità più proprie delle bestie, come la forza.

venerdì 9 agosto 2013

La piazza luogo dell'incontro e della memoria

E se la piazza in ogni piccolo paese ritornasse ad essere il luogo dell'incontro e della memoria, com'era un tempo?...
Quando io ero una bambina, al mio paese, le case erano soltanto l'indispensabile rifugio che proteggeva dal freddo e dalle intemperie, e parlo non solo della mia casa, piccola, modesta e appena appena capace di contenere tutta la famiglia, parlo delle case di tutti le quali avevano più o meno le stesse dimensioni, ma soprattutto le stesse caratteristiche. C'erano ovviamente le case dei ricchi con qualche stanza in più, con più ornamenti, ma la vita familiare fra le pareti domestiche era la stessa per tutti. Più importante era lo spazio esterno, i vicoli, le piazze, le strade. Era qui che si consumava il nostro tempo, soprattutto era la piazza il cuore vivo e pulsante dell'intera comunità. S. Angelo dei Lombardi aveva allora la piazza più bella e più moderna di tutti gli altri paesi del circondario ed era l'orgoglio di tutti, giovani e vecchi. Essa s'inseriva tra la Cattedrale e il Castello come in un'enclave chiusa e protetta, con magnifici marciapiedi alberati e un'ampia via nel mezzo, inondata di luce in pieno giorno e illuminata da un cielo lunare puntellato di luminosissime stelle nelle lunghe sere d'estate. Ah!... Le lunghissime sere d'estate, piena la piazza di gente che conversava con affabulante ironia per ore ed ore, tanto che ci dispiaceva dire "Buona notte, a domani!"
La piazza ci assorbiva, ci esaltava, ci riempiva il cuore come solo può fare un amorevole amico sempre presente! Le case allora rimanevano sullo sfondo, sparivano quasi, riservate alle cure segrete di chi le abitava. La nostra vita era fuori, nelle strade, nella piazza dove le differenze sociali, ideologiche, di classe si annullavano in una comunanza di vita che ci affratellava rendendoci una grande famiglia. Nella piazza abbiamo conosciuto altri luoghi, altre usanze, ci siamo confrontati, talvolta anche con qualche amarezza, con persone che vivevano a Roma, a Napoli, a Milano, giacché venivano a villeggiare nel nostro paese e si distinguevano da noi per il loro abbigliarsi, per qualche nota di lusso nelle loro consuetudini, macchine importanti, moto, bici. Tutto questo era per noi bello, esaltante e malgrado la nostra povertà ci sentivamo alla pari. La piazza era di tutti, era la nostra piazza e c'era sempre un angolo che ci apparteneva. 
Nelle strade si sentiva il vociare di tanti bambini festosi che tutto il giorno instancabilmente si rincorrevano, giocavano a nascondino, a palla prigioniera, alla settimana, a calcio fino a sera tarda, quando le mamme li richiamavano per lavarli, farli cenare e metterli a letto esausti e felici per la giornata piena di gioco. Sulle strade si affacciavano tante botteghe di umili ma bravi artigiani, calzolai, sarti, barbieri, mentre gli unici due bar del paese ospitavano i soliti sfaccendati che giocavano a carte nei lunghi pomeriggi assolati... 
Questa era la nostra vita, semplice e piena di piccole ma grandi soddisfazioni, stavamo bene, avevamo un'unica grande casa che ci accoglieva tutti!  

domenica 14 luglio 2013

Scene dal matrimonio in Sicilia

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In attesa della sposa.  Caltanissetta, Abbazia di Santo Spirito


mercoledì 26 giugno 2013

giovedì 13 giugno 2013

Amica mia, addio!

E' venuta a mancare la mia amica d'infanzia, Enzina, strappata alla vita precocemente a causa di un terribile male.
 Era l'amica che se la incontravo anche dopo anni, era come se ci fossimo lasciate un momento prima. Si riprendeva con lei  un dialogo interrotto, non c'era bisogno di tanti preamboli, del tipo Da quanto tempo che non ci vediamo! Perché non ti sei fatta sentire? Cosa ti è successo in tutto questo tempo? Non c'era bisogno di aprire il nostro dialogo così, ma  invece bastava guardarsi negli occhi, chiedere al più Come va ? Come stai? Tutto il resto era scontato, perché io mi riconoscevo in lei e lei in me e non c'era bisogno di molte parole per capire ciò che dentro ci tormentava o ci faceva gioire. Eppure, il nostro cammino in comune l'abbiamo interrotto tanti anni fa, quando nell'età della adolescenza ci siamo separate per unirci ai nostri uomini, i nostri mariti, seguendo ciascuna il proprio destino. Pur tuttavia, il breve tratto di via che abbiamo insieme percorso è stato determinante per la nostra crescita. Ai nostri tempi, nei nostri piccoli paesi, l'azione educativa dei genitori era sì influente, ma non quanto la strada, il vicolo, l'asilo, la scuola, le amicizie. Perciò io e lei, piccolissime, siamo andate insieme all'asilo, lo ricordo come fosse ieri, con tanto di grembiulino e il cestino della merenda,  avventurandoci da sole a percorrere quelle poche centinaia di metri da casa al convento delle suore, scendendo giù per le scale di Santa Maria piene di ogni pericolo... Insieme, poi, siamo andate alle elementari ed eravamo bravissime perché facevamo a gara a chi ne sapeva di più. Insieme siamo state alle medie, insieme siamo cresciute scoprendo la vita, l'amore, le vere amicizie. Eravamo diverse io e lei. Io più libera , più avventuriera, più combattiva, lei più schiva, forse più timida e anche più puritana, o forse un po'  bigotta, perché tale era il suo ambiente familiare. Ma in comune avevamo forte il senso della giustizia, della dignità, dell'onestà e del decoro e su queste basi si è mantenuta nel tempo immutata la nostra amicizia.      

venerdì 31 maggio 2013

Elogio della grammatica.

..."Io credo che la grammatica sia una via d'accesso alla bellezza. Quando parliamo, quando leggiamo o quando scriviamo, ci rendiamo conto se abbiamo scritto o stiamo leggendo una bella frase. Siamo capaci di riconoscere una bella espressione o uno stile elegante. Fare grammatica serve a sezionarla, guardare com'è fatta, vederla nuda, in un certo senso. Ed è una cosa meravigliosa, perché pensiamo: “ Ma guarda un po' che roba, guarda un po' com'è fatta bene!, “Quanto è solida, ingegnosa, acuta!” Solo il fatto di sapere che esistono diversi tipi di parole e che bisogna conoscerli per definirne l'utilizzo e i possibili abbinamenti è una cosa esaltante. Penso che non ci sia niente di più bello, per esempio, del concetto base della lingua, e cioè che esistono i sostantivi e i verbi. Con questi avete in mano il cuore di qualunque enunciato. Stupendo, vero? I sostantivi, i verbi... Forse bisogna collocarsi in uno stadio di coscienza speciale per accedere a tutta la bellezza della lingua svelata dalla grammatica.”


Muriel Barbery, da L'eleganza del riccio