sabato 9 ottobre 2010

La filosofia dell'icona di Massimo Cacciari




Andrea Mantegna Madonna
Sabato 9 ottobre 2010 presso la Chiesa nuova di Rione Parco, ad Avellino, il Prof. Massimo Cacciari ha tenuto una lezione magistrale sul tema "L'icona della Madonna col bambino".

Partendo dall'analisi di due dipinti del Mantegna e di Giovanni Bellini raffiguranti la Vergine che ha tra le braccia il Bambino, il prof. Cacciari ha tracciato, in un rapido excursus, la millenaria storia della rappresentazione iconografica di tale soggetto, a partire dall'immagine della Madre terra nelle religioni preclassiche e classiche. Tale immagine ha rappresentato sempre la forza che dà la vita ma anche la distrugge, nell'eterno ciclo di Morte e di Rinascita. Tuttavia, è nella civiltà cristiana che l'iconografia diviene essenziale, perché il Dio cristiano si è incarnato, si è fatto sostanza e richiede pertanto la rappresentatività del dramma cristologico. L'icona della Vergine nella sua santità reale comincia ad essere rappresentata in seguito al movimento francescano e da allora la vergine appare come la madre che ha tra le braccia un fanciullo che non è più il puer aeternus dotato della forza divina, ma il pauper infante e la madre lo piange già prefigurando la sua deposizione. Lo sguardo della Vergine esprime dunque la consapevolezza di un destino che lei già conosce, è in funzione escatologica, così come il Bambino rappresenta il Logos che si mostra nel silenzio.

giovedì 7 ottobre 2010

lunedì 4 ottobre 2010

...E noi scimmiottiamo gli americani


"Aspettando Superman"
il film che spacca l'America

E' già un caso la pellicola diretta da Guggenheim sul sistema educativo Usa. Al centro, l'implacabile e assurda lotteria per accedere all'istruzione di qualità. Solo gli straricchi possono permettersi buone scuole. Un atto d'accusa contro elementari, medie e licei, agli ultimi posti nelle classifiche dei paesi industrializzati

dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

NEW YORK - "Papà, la lotteria non è quella cosa dove non vince quasi nessuno?" Daisy ha 12 anni, vive a Los Angeles, la sua domanda è angosciosa. Una bambina non può capire che l'iscrizione a scuola è una vera lotteria dove quasi tutti perdono.

Perde anche lei, alla fine. La scena dell'estrazione a sorte, l'assurda lotteria della speranza, apre e chiude il documentario Waiting for Superman. Un film-verità sulla débâcle del sistema scolastico nella nazione più ricca del pianeta. Un terribile atto d'accusa che sta lacerando l'America: elogiato da Barack Obama in tv, criticato da molti commentatori liberal, compreso il New York Times.
Lo ha realizzato Davis Guggenheim, il regista di Una scomoda verità che nel 2006 costrinse l'America a interrogarsi sul cambiamento climatico, vinse due Oscar, valse il Nobel ad Al Gore. Ha fatto centro un'altra volta: il Washington Post prevede che "questo film avrà un impatto almeno eguale al documentario sull'ambiente, a pochi giorni dalla sua uscita sugli schermi è già chiaro che sarà al centro del dibattito nazionale almeno per due anni".

La maggioranza delle scuole statali in America sono delle fabbriche di analfabeti, i risultati in termini di apprendimento sono disastrosi e per di più prevedibilissimi visto che si ripetono da un anno all'altro. I dati possono sembrare incredibili per chi ancora ha una certa immagine dell'America. Il film li martella senza pietà, ricorrendo ai cartoni animati per associare numeri e immagini: "Fra i 30 paesi più sviluppati l'America figura al 25esimo posto nell'apprendimento scolastico della matematica, al 21esimo nelle scienze. Il 69% dei suoi alunni di terza media non sa leggere e scrivere in modo adeguato. Il 68% è insufficiente in matematica. In California (cioè lo Stato più ricco degli Usa) il 20% dei liceali lascia la scuola senza neppure ottenere il diploma di maturità. La percentuale di abbandono scolastico prima della maturità sale al 26% tra gli ispanici, al 35% fra i neri".

Solo gli straricchi hanno una via di fuga nelle scuole private di élite: così costose (fino a 30.000 dollari di retta annua) da essere inavvicinabili perfino per il ceto medioalto. L'altra speranza è iscrivere i figli a una delle rare scuole pubbliche di qualità, dai risultati accademici comprovati negli anni. C'è chi trasloca apposta, sobbarcandosi il costo di acquisto di una nuova casa, pur di abitare in un quartiere "celebre" perché ha una scuola statale buona. Ma questi istituti sono rari e sommersi dalle domande d'iscrizione. Ecco dove scatta la lotteria. In cerca di un criterio equo e imparziale, le buone scuole sono costrette a estrarre a sorte i nomi dei pochi privilegiati. Meno del 10% ce la farà.

Una terribile roulette russa, che Waiting for Superman descrive minuto per minuto, seguendo le storie di cinque bambini a New York, Washington, Los Angeles. Gli esclusi finiranno condannati su un binario morto, in un sistema di serie B dove accumuleranno lacune, brutti voti, ritardi di conoscenze. Al momento dell'ingresso all'università - se nutrono quell'aspirazione - saranno scartati dalle severe eliminatorie del numero chiuso. "Se manchi l'occasione giusta sei già condannato dall'età di sei anni, sarai un fallito per sempre", è una delle constatazioni feroci del film. In un'altra scena angosciosa un nero che oggi è diventato uno dei riformatori del sistema scolastico passa in auto davanti a un supercarcere e commenta: "La maggior parte dei miei compagni di scuola sono finiti là dentro. È una soluzione costosa: il contribuente paga fino a 30.000 dollari l'anno per ogni carcerato. Se avessero avuto una scuola decente, l'America avrebbe speso di meno".

La realtà dipinta in Waiting for Superman" non riguarda solo le minoranze etniche e i poveri. Tutt'altro. Una delle ragazze, di cui il film segue la storia, appartiene a una famiglia agiata della Silicon Valley californiana. Anche lei costretta alla lotteria, per fuggire dalla "scuola designata" e scadentissima del suo quartiere. "La maggioranza dei nostri ragazzi ha un destino segnato dal codice postale", è il commento amaro: a seconda del tuo luogo di residenza ti tocca una certa scuola statale.
Com'è possibile che l'America sia precipitata così in basso? Il primo allarme sul declino della sua scuola pubblica risale al 1955, il best-seller Why Johnny Can't Read (perché Johnny non sa leggere) denunciò la condizione di "un dodicenne esposto agli effetti di una normale scuola americana". Da allora ogni presidente si è cimentato con qualche riforma, e il documentario gioca sulle immagini d'archivio per ricordare le promesse mancate di Nixon, Carter, Reagan, Clinton. Al punto che gli americani sembrano davvero "aspettare Superman", perché risolva questa crisi. I cui effetti sono stati mascherati a lungo dall'eccellenza delle grandi università. Soprattutto negli studi post-laurea, l'università Usa resta la migliore del mondo e questo le consente di attirare i cervelli asiatici ed europei.

"Entro il 2020 - avverte il film - l'economia americana dovrà riempire 123 milioni di posti di lavoro ad alta qualificazione. Ma ci saranno meno di 50 milioni di americani con l'istruzione adeguata". Finora quel divario è stato riempito importando informatici indiani, ingegneri cinesi, medici vietnamiti o italiani. Quanto può durare? E che fine faranno "gli scarti" che non hanno la formazione giusta? Che funzione sociale ha un sistema scolastico dove, "se entri in prima elementare con delle difficoltà a leggere, hai la quasi-certezza di conservare quel ritardo per tutta la tua carriera scolastica?"
Nel documentario di Guggenheim ci sono gli eroi positivi. Geoffrey Canada è l'insegnante nero che ha creato la Harlem Children Zone per offrire scuole di eccellenza nel quartiere storicamente degradato di New York. Michelle Rhee è la soprintendente alle scuole di Washington, che osa sfidare il potente sindacato degli insegnanti per introdurre gli aumenti di merito e il licenziamento dei prof più incapaci o assenteisti. La Rhee è di origine cinese, e i sistemi asiatici sono la "frusta" per spronare l'America a risvegliarsi dal suo torpore.

Là dove lo Stato non ce la fa intervengono i filantropi privati: il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, segue l'esempio di Bill Gates e dona 100 milioni alle scuole degradate del New Jersey. Ma il messaggio del film è doloroso, controverso. Il New York Times denuncia "l'accanimento contro gli insegnanti". Il sindaco di Washington è stato sconfitto e Michelle Rhee perderà il suo posto, malgrado l'appoggio personale di Obama che con il suo programma "Race to the Top" ha introdotto più flessibilità e meritocrazia nel sistema statale. "Il ceto medio americano - osserva l'esperta di pedagogia Judith Warner - non ama sentirsi dire che manda i figli in una scuola da Terzo mondo". È un'altra verità scomoda che molti preferiscono ignorare. Meglio aspettare Superman.

(04 ottobre 2010)


sabato 2 ottobre 2010

giovedì 30 settembre 2010

... E se imparassimo a difenderci?



DI NOAM CHOMSKYvisionesalternativas.com

Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.

1 - La strategia della distrazione.

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 - La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

9 - Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Noam ChomskyFonte: www.visionesalternativas.com.mxLink: Link:http://www.visionesalternativas.com.mx/index.php?option=com_content&task=view&id=48460&Itemid=1Settembre2010

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7480

sabato 25 settembre 2010

La fragilità umana

Alla radice dell’Uomo, di ogni uomo, in misura più o meno variabile, ma sempre
presente, riscontriamo una costante: la consapevolezza della sua stessa
fragilità, precarietà, limitatezza, finitudine del suo essere
transeunte. Ciò comporta una sua connaturata debolezza sia di fronte ai
grandi misteri dell’esistenza sia di fronte alle difficoltà quotidiane. La
debolezza si debella cercando qualcosa che dia forza, che conforti, che aiuti a
superare le difficoltà. Prerogativa singolarissima dell’Uomo è il cercare
sostegno in un altro che, anche se debole di per sé, gli mitighi la difficoltà. Si determina il paradosso per cui unendo due debolezze si crea una forza, le
due debolezze si elidono fra loro o almeno cercano di farlo. Il debole cerca
conforto al suo stato e finisce spesso, inconsapevolmente, nel cercarlo in chi
poi in realtà, sotto sotto, talora è più debole di lui, ma ciò malgrado
lenisce, o si illude di farlo, la sua difficoltà. Tale verità è consacrata
nell’aforisma: " Amico nel dolor scema la pena!"
Per questa sua prerogativa, l’Uomo tende ad unirsi, perché con ciò riesce meglio la traversata, spesso
disagiata, dell’esistenza umana su questa terra; da soli si è più deboli,
insieme lo si è meno, quindi meglio unirsi che restare soli. L’Uomo ha
bisogno di unirsi e di socializzare, perché da solo tutto è più pesante. In
questo contesto si inserisce l’Amore. Non va confuso con quella improvvisa
tachicardia, con le cosiddette farfalle allo stomaco, col colpo di fulmine, che
sono manifestazioni di quel magico fenomeno che precede l’Amore, ma che ne è
preliminare e si chiama innamoramento. Né l’Amore va confuso col sesso che
se svuotato di contenuti degrada a mera ginnastica dei corpi. L’Amore è
qualcosa di molto più nobile ed alto ed è la medicina alle difficoltà del
vivere che, come detto, se affrontate da soli, sono piu’ gravose, è il modo
di dare un senso alla vita che diversamente potrebbe non averne. Troviamo
impareggiabile la fulminante definizione di uno dei nostri autori preferiti,
Victor Hugo: “La riduzione di tutto l’universo ad un solo essere è la dilatazione dello stesso essere fino a
Dio: ecco cosa è l’Amore”. Se c’è l’Amore tutto diviene più
leggero, più sopportabile, più vivibile, perché diversamente la vita
diverrebbe arida, senza prospettive, senza orizzonte. Ed infatti con
tagliente chirurgica precisione Cesare Pavese scrisse: “Il problema
principe dell’uomo è la solitudine ed il modo sommo che l’uomo ha escogitato
per risolverlo è la preghiera che consiste nel trovare sempre e comunque un
qualcuno disposto ad ascoltarlo e a fargli compagnia”. Dio diviene quindi l’
Amato e l’Amico per eccellenza, sempre pronto ad ascoltarlo e a sostenerlo, o
almeno, pensato come tale da chi vi si rifugia, sperato come tale, diviene il
porto sicuro e sempre aperto in cui poter attraccare durante le burrasche della
traversata della vita. In questa ottica, la scelta dell’eremita e della monaca
di clausura, che parrebbe apparentemente smentire il succitato bisogno vitale
dell’Uomo di unione, in realtà ne è una conferma ed una esaltazione,
basandosi sulla ricerca di un grandissimo Amato-Amico, da loro almeno sentito
come tale, con cui dialogano in continuazione e nel cui seno si abbandonano. Il
bisogno dell’Amore e quello di Dio hanno un comune denominatore: il bisogno di
un legame, ed esso consegue alla debolezza dell’Uomo.
by Erminio Volpe

domenica 12 settembre 2010

Sant'Agata de' Goti (BN)

Questo paese, antico e ricco di storia, rappresenta ancora un mondo da ammirare e da custodire. Il suo centro storico è ancora vivo e palpitante, con i suoi angoli suggestivi, le viuzze, le piazzette che odorano di piante sempreverdi e gli edifici che trasudano la muffa del tempo...