Nelle nostre scuole il viaggio d'istruzione deve essere ripensato, proposto in modo diverso dal solito cliché, soprattutto deve essere nuovamente partecipato sia dagli insegnanti sia dagli studenti.
Oggi quasi tutti i nostri studenti viaggiano, realmente o virtualmente, in Europa e nel Mondo. La scuola deve quindi proporre un viaggio che vada a stimolare nei ragazzi valori e sentimenti che non hanno più; conoscenze ed esperienze che loro non hanno fatto e che forse molti non faranno mai: volontariato, ricerca, lavoro, manutenzione di un monumento, visite a mostre o eventi culturali, incontri con autori o scienziati, ecc. Non quindi il viaggio per il viaggio, di cui non ricorderanno altro che i bagordi negli alberghi e le trasgressioni le più audaci possibili...
Proporre ad esempio viaggi della solidarietà e della conoscenza; una visita al carcere li aiuterebbe a capire l'importanza della legalità e del rispetto delle regole. Un viaggio in Eritrea o in Senegal presso un centro di volontariato li aiuterebbe a conoscere la storia, la geografia, la politica e soprattutto il valore della solidarietà fra i popoli. Una visita in un museo li costringerebbe a rispettare il valore della cultura, li stimolerebbe ad approfondire un particolare aspetto di un periodo artistico e culturale...
Per la verità nella mia scuola stiamo andando in questa direzione, almeno, visite a musei e a mostre ne stiamo facendo, sarebbe il caso, quindi, solo di rinforzare questa tendenza, di organizzarci meglio e con maggiore consapevolezza, di rivedere, perché no, il momento del viaggio, fissandolo a inizio d'anno, oppure a ridosso delle vacanze natalizie, magari coinvolgendo anche i genitori che lo vogliano...
domenica 18 aprile 2010
sabato 10 aprile 2010
SCUOLA/ Serianni: per insegnare con libertà e autonomia ci vogliono ancora Dante e Manzoni
Luca Serianni
martedì 6 aprile 2010
Per comprendere la bozza di Indicazioni destinate ai licei, conviene spendere qualche parola sui criteri che hanno guidato la loro stesura. Un programma efficace deve prima di tutto essere scritto in forma chiara; porsi degli obiettivi concreti e ragionevoli (anche esemplificando, quando sembri opportuno farlo); sottolineare quali sono i capisaldi irrinunciabili, pur nell'ovvia e doverosa riaffermazione della libertà di ciascun insegnante e dei margini d'autonomia delle singole scuole.
Il programma di italiano è lo stesso per tutti i tipi di liceo, nella convinzione che l'acquisizione piena e consapevole della lingua nazionale e il contatto non episodico con i grandi autori letterari siano obiettivi comuni. In particolare:
a) Si dà fondamentale rilievo all'addestramento linguistico, che non può ammettere né smagliature a livello elementare (ortografia) né approssimazioni per quanto riguarda la padronanza del lessico astratto e la capacità di strutturare l'argomentazione con una sintassi adeguata. Allo scopo si menziona esplicitamente nel profilo generale la pratica del riassunto, comunemente disattesa ma decisiva per misurare il grado di comprensione di un testo dato, la capacità di individuarne le informazioni salienti, l'abilità di riscrittura. È importante altresì far conseguire allo studente la coscienza della storicità della lingua italiana e la consapevolezza del suo attuale statuto sociolinguistico.
b) Nella letteratura, si punta sulla lettura diretta dei testi rispetto allo svolgimento astratto del percorso storiografico. Nel biennio l'esigenza fondamentale è quella di suscitare nell'alunno il piacere della lettura attraverso un efficace ventaglio di testi moderni e contemporanei, italiani e stranieri, ma anche proponendo il contatto con un grande classico (epica e Promessi Sposi). Nel triennio, si conferma essenziale il percorso storico, ma con la rinuncia a un enciclopedismo che si rivelerebbe velleitario: sia se si volessero passare in rassegna tutti gli autori e le correnti di un certo significato culturale e storico; sia se, dei massimi, si pretendesse di trattare non solo i capolavori, ma anche le opere secondarie (raccomandabili, dunque, per Boccaccio solo il Decameron; per Ariosto solo l'Orlando Furioso; in compenso quei testi capitali andranno letti senza fretta, con attenzione anche alle scelte linguistiche e stilistiche e senza rinunciare alla salutare pratica della parafrasi, che rappresenta il primo, necessario, livello di una qualsiasi explication du texte).
Da questi presupposti appare naturale confermare l'importanza di Dante, anche dal punto di vista identitario: i 25 canti previsti come lettura minima nel corso del triennio rappresentano per lo studente un impegno che non può essere sottovalutato e, per il docente, una scommessa sulla grandezza artistica dell'Alighieri e sulla sua attualità anche per le giovani generazioni.
Sarà inutile ribadire che, per il molto che non viene esplicitato, l'insegnante potrà e dovrà operare sue personali scelte, tenendo conto sia del tipo di scuola (l'Alberti, per esempio, avrà particolare spazio, anche come scrittore, nel Liceo artistico), sia della classe, sia della sua personale idea di letteratura e delle sue propensioni di studioso o di lettore.
Quanto al latino, il programma è fortemente differenziato nei tre licei che ne prevedono lo studio. In ogni caso si introduce il principio che la versione, nel suo assetto tipico, cioè come un brano estratto da un contesto imprecisato e munito solo del nome dell'autore, non rappresenta l'unico modello di esercitazione scritta. Nei licei classico e scientifico, e soprattutto nel secondo, sarà utile prevedere prove variamente agevolate (per esempio con una breve introduzione che le contestualizzi o con note che esplicitino riferimenti o anche suggeriscano la costruzione di passi impervi): ciò anche allo scopo di allargare il canone degli autori proposti, senza escludere testi poetici. In ogni caso è importante non ridurre l'insegnamento linguistico al tradizionale apparato morfosintattico, ma far riflettere l'alunno sui rapporti lessicali e semantici che collegano il latino al greco (per il liceo classico) o all'italiano e alle altre lingue europee moderne note, a cominciare dall'inglese. Lo studio degli autori letterari dovrà prevedere letture in traduzione, senza ridursi ai pochi brani canonici. Nel liceo linguistico lo studio del latino, limitato al primo biennio, sarà incentrato sulla lingua, con l'intento di favorire una sensibilità contrastiva sulle sue strutture rispetto a quelle dell'italiano e delle altre lingue moderne (per esempio: presenza/assenza del genere neutro, espressione del passivo), con particolare insistenza su lessico, semantica e formazione delle parole (puer-puerilis, hodie-hodiernus).
In ogni caso, un punto deve emergere chiaramente: il latino si studia per il suo significato storico e culturale, tuttora decisivo nel nostro orizzonte umanistico; non per arrivare alla composizione in quella lingua, come avveniva ancora in diversi àmbiti intellettuali nell'Ottocento. Se è preziosa l'occasione di una riflessione metalinguistica offerta dal latino - astrattamente possibile ma poco opportuna per una lingua moderna, che si studia per praticarla in contesti comunicativi reali - ciò non significa continuare a perseguire l'assurda caccia alle “eccezioni” (alcuni testi per le scuole ci informano ancora di quale sia l'accusativo di buris “manico dell'aratro”). È fondamentale liberare lo studio del latino dalla polvere ingiustamente accumulatasi su di esso e dall'impressione che gli sforzi compiuti dall'alunno non siano proporzionali ai risultati raggiunti.
martedì 6 aprile 2010
Per comprendere la bozza di Indicazioni destinate ai licei, conviene spendere qualche parola sui criteri che hanno guidato la loro stesura. Un programma efficace deve prima di tutto essere scritto in forma chiara; porsi degli obiettivi concreti e ragionevoli (anche esemplificando, quando sembri opportuno farlo); sottolineare quali sono i capisaldi irrinunciabili, pur nell'ovvia e doverosa riaffermazione della libertà di ciascun insegnante e dei margini d'autonomia delle singole scuole.
Il programma di italiano è lo stesso per tutti i tipi di liceo, nella convinzione che l'acquisizione piena e consapevole della lingua nazionale e il contatto non episodico con i grandi autori letterari siano obiettivi comuni. In particolare:
a) Si dà fondamentale rilievo all'addestramento linguistico, che non può ammettere né smagliature a livello elementare (ortografia) né approssimazioni per quanto riguarda la padronanza del lessico astratto e la capacità di strutturare l'argomentazione con una sintassi adeguata. Allo scopo si menziona esplicitamente nel profilo generale la pratica del riassunto, comunemente disattesa ma decisiva per misurare il grado di comprensione di un testo dato, la capacità di individuarne le informazioni salienti, l'abilità di riscrittura. È importante altresì far conseguire allo studente la coscienza della storicità della lingua italiana e la consapevolezza del suo attuale statuto sociolinguistico.
b) Nella letteratura, si punta sulla lettura diretta dei testi rispetto allo svolgimento astratto del percorso storiografico. Nel biennio l'esigenza fondamentale è quella di suscitare nell'alunno il piacere della lettura attraverso un efficace ventaglio di testi moderni e contemporanei, italiani e stranieri, ma anche proponendo il contatto con un grande classico (epica e Promessi Sposi). Nel triennio, si conferma essenziale il percorso storico, ma con la rinuncia a un enciclopedismo che si rivelerebbe velleitario: sia se si volessero passare in rassegna tutti gli autori e le correnti di un certo significato culturale e storico; sia se, dei massimi, si pretendesse di trattare non solo i capolavori, ma anche le opere secondarie (raccomandabili, dunque, per Boccaccio solo il Decameron; per Ariosto solo l'Orlando Furioso; in compenso quei testi capitali andranno letti senza fretta, con attenzione anche alle scelte linguistiche e stilistiche e senza rinunciare alla salutare pratica della parafrasi, che rappresenta il primo, necessario, livello di una qualsiasi explication du texte).
Da questi presupposti appare naturale confermare l'importanza di Dante, anche dal punto di vista identitario: i 25 canti previsti come lettura minima nel corso del triennio rappresentano per lo studente un impegno che non può essere sottovalutato e, per il docente, una scommessa sulla grandezza artistica dell'Alighieri e sulla sua attualità anche per le giovani generazioni.
Sarà inutile ribadire che, per il molto che non viene esplicitato, l'insegnante potrà e dovrà operare sue personali scelte, tenendo conto sia del tipo di scuola (l'Alberti, per esempio, avrà particolare spazio, anche come scrittore, nel Liceo artistico), sia della classe, sia della sua personale idea di letteratura e delle sue propensioni di studioso o di lettore.
Quanto al latino, il programma è fortemente differenziato nei tre licei che ne prevedono lo studio. In ogni caso si introduce il principio che la versione, nel suo assetto tipico, cioè come un brano estratto da un contesto imprecisato e munito solo del nome dell'autore, non rappresenta l'unico modello di esercitazione scritta. Nei licei classico e scientifico, e soprattutto nel secondo, sarà utile prevedere prove variamente agevolate (per esempio con una breve introduzione che le contestualizzi o con note che esplicitino riferimenti o anche suggeriscano la costruzione di passi impervi): ciò anche allo scopo di allargare il canone degli autori proposti, senza escludere testi poetici. In ogni caso è importante non ridurre l'insegnamento linguistico al tradizionale apparato morfosintattico, ma far riflettere l'alunno sui rapporti lessicali e semantici che collegano il latino al greco (per il liceo classico) o all'italiano e alle altre lingue europee moderne note, a cominciare dall'inglese. Lo studio degli autori letterari dovrà prevedere letture in traduzione, senza ridursi ai pochi brani canonici. Nel liceo linguistico lo studio del latino, limitato al primo biennio, sarà incentrato sulla lingua, con l'intento di favorire una sensibilità contrastiva sulle sue strutture rispetto a quelle dell'italiano e delle altre lingue moderne (per esempio: presenza/assenza del genere neutro, espressione del passivo), con particolare insistenza su lessico, semantica e formazione delle parole (puer-puerilis, hodie-hodiernus).
In ogni caso, un punto deve emergere chiaramente: il latino si studia per il suo significato storico e culturale, tuttora decisivo nel nostro orizzonte umanistico; non per arrivare alla composizione in quella lingua, come avveniva ancora in diversi àmbiti intellettuali nell'Ottocento. Se è preziosa l'occasione di una riflessione metalinguistica offerta dal latino - astrattamente possibile ma poco opportuna per una lingua moderna, che si studia per praticarla in contesti comunicativi reali - ciò non significa continuare a perseguire l'assurda caccia alle “eccezioni” (alcuni testi per le scuole ci informano ancora di quale sia l'accusativo di buris “manico dell'aratro”). È fondamentale liberare lo studio del latino dalla polvere ingiustamente accumulatasi su di esso e dall'impressione che gli sforzi compiuti dall'alunno non siano proporzionali ai risultati raggiunti.
giovedì 8 aprile 2010
Guarda come sorridono
Guarda come sorridono
i presidenti
quando fanno promesse
agli innocenti.
Guarda come offrono
al sindacato questo mondo
e quell'altro
i candidati.
Guarda come raddoppiano
i giuramenti; dopo il voto, però,
doppio il tormento.
Guarda che abbondanza
di poliziotti
"per offrire fiori
agli studenti".
guarda come brillano
i carabinieri
"per offrire premi
agli operai".
Guarda come addobbano
capi e sergenti
per tingere di rosso
i pavimenti.
Guarda come profanano
le sacrestie
con pellicce e cappelli
di ipocrisia.
Guarda come imbiancano
il mese mariano,
mentre al povero rendono buia
la luce del giorno.
Guarda come puntano
i loro fucili
per rubare al povero
il suo pezzo di pane.
Guarda come sorridono,
angelici,
Guarda come dimenticano
d'essere mortali.
[ Violeta Parra, Cile ]
i presidenti
quando fanno promesse
agli innocenti.
Guarda come offrono
al sindacato questo mondo
e quell'altro
i candidati.
Guarda come raddoppiano
i giuramenti; dopo il voto, però,
doppio il tormento.
Guarda che abbondanza
di poliziotti
"per offrire fiori
agli studenti".
guarda come brillano
i carabinieri
"per offrire premi
agli operai".
Guarda come addobbano
capi e sergenti
per tingere di rosso
i pavimenti.
Guarda come profanano
le sacrestie
con pellicce e cappelli
di ipocrisia.
Guarda come imbiancano
il mese mariano,
mentre al povero rendono buia
la luce del giorno.
Guarda come puntano
i loro fucili
per rubare al povero
il suo pezzo di pane.
Guarda come sorridono,
angelici,
Guarda come dimenticano
d'essere mortali.
[ Violeta Parra, Cile ]
mercoledì 7 aprile 2010
Nevica a Grottaminarda
Sabato 10 aprile alle 18.30 presentazione
di Nevica e ho le prove (Laterza editore)
presso l’atelier dello scultore Egidio Iovanna (antica dogana delle poste)
introduzione di Mauro Orlando
letture di Elda Martino.
di Nevica e ho le prove (Laterza editore)
presso l’atelier dello scultore Egidio Iovanna (antica dogana delle poste)
introduzione di Mauro Orlando
letture di Elda Martino.
domenica 4 aprile 2010
lunedì 15 marzo 2010
Il familismo amorale
Chiunque abbia voglia di conoscere il Mezzogiorno d'Italia non può non confrontarsi con un saggio che ha fatto epoca e che s'intitola "Le basi morali di una società arcaica". L'autore è Edward C. Banfield, un ricercatore americano che a metà degli anni Cinquanta prese ad oggetto di studio il paese di Chiaromonte, in Lucania, sostenendo una tesi destinata ad un'ampia risonanza, in America e in Italia. Banfield coniò nel suo libro l'espressione "familismo amorale" per spiegare l'arretratezza, o meglio la mancanza di reazione all'arretratezza, di Montegrano (dietro cui si nasconde Chiaromonte, il paese della Basilicata alla metà degli anni Cinquanta).
Oggi quest'espressione è diventata di uso corrente per etichettare una molteplicità di fenomeni, ma soprattutto per individuare un presunto difetto fondamentale della società italiana. Avverso allo spirito di comunità, disposto a cooperare solo in vista di un proprio tornaconto, il familista amorale si comporta secondo la seguente "regola aurea": massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare, supporre che tutti gli altri agiscono allo stesso modo. Una chiave interpretativa assai discussa, che si è dimostrata tuttavia di irriducibile efficacia nell'indicare i guasti provocati dalla cronica carenza di senso civico.
Oggi quest'espressione è diventata di uso corrente per etichettare una molteplicità di fenomeni, ma soprattutto per individuare un presunto difetto fondamentale della società italiana. Avverso allo spirito di comunità, disposto a cooperare solo in vista di un proprio tornaconto, il familista amorale si comporta secondo la seguente "regola aurea": massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare, supporre che tutti gli altri agiscono allo stesso modo. Una chiave interpretativa assai discussa, che si è dimostrata tuttavia di irriducibile efficacia nell'indicare i guasti provocati dalla cronica carenza di senso civico.
venerdì 5 marzo 2010
Quel che non si dice
Al liceo Aeclanum non c'è stata l'ondata nazionale dei 5 in condotta: vuol dire, forse, che a Mirabella Eclano non si registra l'emergenza educativa che sta dilagando ormai in tutto il mondo?
Se i professori hanno deciso di non utilizzare l'arma estrema del 5 in condotta è perché i nostri ragazzi sono ancora capaci di stare alle regole, di comportarsi in un certo modo o perché i professori sono troppo buoni o troppo "laissez- faire?"
Io, che in questa scuola ci sto da qualche lustro, dico che i nostri ragazzi, la maggior parte di loro, sono ancora capaci di stare alle regole, d'incuriosirsi e talora anche di entusiasmarsi, ci consentono ancora di non tramutarci in gendarmi di polizia, ci lasciano spiegare Dante, ci fanno domande e si accontentano di quello che una piccola scuola di provincia, senza troppe risorse, può dare. Nella nostra scuola non si registra la lotta di quartiere fra insegnanti che detengono il potere e gli alunni, quelli che non vogliono studiare. Non voglio dire che questi non si creano il proprio underground clandestino contro gli insegnanti, come avviene in tutte le scuole del mondo e da sempre, ma tutto ciò che concerne rapporti e relazioni fra docenti e studenti è ancora all'insegna del rispetto e della stima. Certo anche da noi gli studenti realizzano le loro piccole trasgressioni (copiature, stratagemmi di assenze , di uscite anticipate, di entrate alla seconda ora, ecc.), ma anche queste non oltrepassano mai la misura del lecito. Nella nostra scuola i ragazzi scoprono ogni giorno la bellezza delle materie umanistiche e si sperimentano nelle difficoltà di quelle scientifiche, non senza risultati. E' di questi giorni, tanto per dire, la notizia che il liceo scientifico Aeclanum si è distinto egregiamente nelle Olimpiadi della matematica a livello provinciale, nella cui graduatoria si sono classificati ai primissimi posti quattro dei nostri alunni, il primo dei quali sarà l'unico rappresentante della provincia di Avellino, nella selezione nazionale che si terrà a Cesenatico dal 3 al 6 maggio 2010. Lo stesso riconoscimento è stato ottenuto nelle Olimpiadi della Fisica, risultando al quarto posto nella graduatoria regionale. Potrei elencare tanti altri meriti , ma sarebbe noioso...
Quel che invece é una vera iattura per la scuola è la non serenità di alcuni genitori, i quali, investendo più del dovuto in aspettative sui propri figli, quando si trovano di fronte a carenze e difficoltà di questi ultimi, li inducono, senza volerlo, alla ribellione, alla competizione cattiva con i compagni, alimentano la sfiducia e la disistima nei confronti degli insegnanti e della istituzione. Io vorrei dire a questi signori: noi siamo insegnanti, operiamo nella scuola, che non è un'agenzia educativa sostitutiva della famiglia. Noi non possiamo in alcun modo sostituirci ad un padre o ad una madre, possiamo, anzi, dobbiamo accompagnare la crescita dei vostri ragazzi su una strada che voi avete già tracciata per loro. Spesso, quando un ragazzo incontra difficoltà nello studio o nell'apprendimento, è anche per una mancanza di stabilità affettiva, di solidità di sentimenti, di serenità. Perciò, non scarichiamo sempre tutto sulla scuola, si tratta di trovare un'intesa, una condivisione di valori, solo così i ragazzi possono ancora aprirsi alla tranquillità dei rapporti, al rispetto dei coetanei e degli insegnanti, alla curiosità verso ciò che li circonda e da cui si aspettano qualcosa di bello e di buono.
Se i professori hanno deciso di non utilizzare l'arma estrema del 5 in condotta è perché i nostri ragazzi sono ancora capaci di stare alle regole, di comportarsi in un certo modo o perché i professori sono troppo buoni o troppo "laissez- faire?"
Io, che in questa scuola ci sto da qualche lustro, dico che i nostri ragazzi, la maggior parte di loro, sono ancora capaci di stare alle regole, d'incuriosirsi e talora anche di entusiasmarsi, ci consentono ancora di non tramutarci in gendarmi di polizia, ci lasciano spiegare Dante, ci fanno domande e si accontentano di quello che una piccola scuola di provincia, senza troppe risorse, può dare. Nella nostra scuola non si registra la lotta di quartiere fra insegnanti che detengono il potere e gli alunni, quelli che non vogliono studiare. Non voglio dire che questi non si creano il proprio underground clandestino contro gli insegnanti, come avviene in tutte le scuole del mondo e da sempre, ma tutto ciò che concerne rapporti e relazioni fra docenti e studenti è ancora all'insegna del rispetto e della stima. Certo anche da noi gli studenti realizzano le loro piccole trasgressioni (copiature, stratagemmi di assenze , di uscite anticipate, di entrate alla seconda ora, ecc.), ma anche queste non oltrepassano mai la misura del lecito. Nella nostra scuola i ragazzi scoprono ogni giorno la bellezza delle materie umanistiche e si sperimentano nelle difficoltà di quelle scientifiche, non senza risultati. E' di questi giorni, tanto per dire, la notizia che il liceo scientifico Aeclanum si è distinto egregiamente nelle Olimpiadi della matematica a livello provinciale, nella cui graduatoria si sono classificati ai primissimi posti quattro dei nostri alunni, il primo dei quali sarà l'unico rappresentante della provincia di Avellino, nella selezione nazionale che si terrà a Cesenatico dal 3 al 6 maggio 2010. Lo stesso riconoscimento è stato ottenuto nelle Olimpiadi della Fisica, risultando al quarto posto nella graduatoria regionale. Potrei elencare tanti altri meriti , ma sarebbe noioso...
Quel che invece é una vera iattura per la scuola è la non serenità di alcuni genitori, i quali, investendo più del dovuto in aspettative sui propri figli, quando si trovano di fronte a carenze e difficoltà di questi ultimi, li inducono, senza volerlo, alla ribellione, alla competizione cattiva con i compagni, alimentano la sfiducia e la disistima nei confronti degli insegnanti e della istituzione. Io vorrei dire a questi signori: noi siamo insegnanti, operiamo nella scuola, che non è un'agenzia educativa sostitutiva della famiglia. Noi non possiamo in alcun modo sostituirci ad un padre o ad una madre, possiamo, anzi, dobbiamo accompagnare la crescita dei vostri ragazzi su una strada che voi avete già tracciata per loro. Spesso, quando un ragazzo incontra difficoltà nello studio o nell'apprendimento, è anche per una mancanza di stabilità affettiva, di solidità di sentimenti, di serenità. Perciò, non scarichiamo sempre tutto sulla scuola, si tratta di trovare un'intesa, una condivisione di valori, solo così i ragazzi possono ancora aprirsi alla tranquillità dei rapporti, al rispetto dei coetanei e degli insegnanti, alla curiosità verso ciò che li circonda e da cui si aspettano qualcosa di bello e di buono.
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